Tecniche per migliorare la creatività di gruppo

Creatività: istruzioni per l’uso

 

La creatività è sicuramente una capacità che si può apprendere, perfezionare tanto più la persona riesce ad utilizzare metodologie appropriate, a sintonizzarsi sia con il suo “emisfero sinistro” che con il “destro” sviluppando il pensiero divergente.

In questo modo si attua la curiosità nell’esame della realtà in una dimensione di non giudizio nel momento critico di produzione delle nuove idee. Così nessuna idea, pensiero, concezione quindi può essere considerata inutile fino a quando non le si permette di essere accolta, curata, elaborata, scomposta, amplificata, integrata ed eventualmente realizzata e verificata nella pratica operativa. Quindi la creatività è tanto più facilitata tanto più il percorso ideativo è libero da schemi e preconcetti e non è da scartare il contributo di nessuna idea fino ad una verifica di fattibilità operativa.

Howard Gardner, studioso di Harvard, specifica quanto la creatività abbia una dimensione sociale importante: “essere creativi significa in primo luogo fare qualcosa di insolito”. Non però per forza solo insolito (stare in equilibrio sulla testa). Secondo Dean Simonton la creatività si avvicina alla Leadership per la sua dimensione sociale: “il Leader di successo è uno che riesce a persuadere se stesso e gli altri a cambiare le proprie idee o il proprio comportamento. Il creativo di successo è uno che offre agli altri una nuova prospettiva per guardare il mondo. La creatività nel campo artistico (poesia, pittura) può essere un modo diverso di percepire la realtà, oppure la creatività scientifica può essere un modo diverso di interpretare la realtà.
Secondo Albert Einstein

“una persona che non abbia mai commesso un errore non ha mai cercato di fare qualcosa di nuovo”.

Come ci insegna De Bono, l’arte della creatività è rappresentata da creare delle connessioni tra elementi, contenuti, posti su piani diversi e con poco in comune. Questo fatto di accostare o trovare una connessione con elementi diversi richiede obbligatoriamente l’uso del pensiero divergente o pensiero laterale. Ma l’aspetto che ci interessa ancora di più è il passare l’esperienza della dimensione e del vissuto della creatività. Per Osborn il pensiero creativo, che si può sostanziare nelle varie tecniche del brainstorming, ha due caratteristiche: la prima è l’esclusione del giudizio e della critica sulla produzione del pensiero stesso; la seconda è l’esclusione della “quantità” per la “qualità”. L’attenzione viene focalizzata su come sia importante conoscere i propri schemi di pensiero e le proprie convinzioni che conducono ad una visione “preconcetta” della realtà. Si tratta di superare quest’ultima attraverso percorsi ideativi originali per elaborare tutte quelle possibili soluzioni e proposte che rendano innovativa l’attività professionale di ognuno, in particolare l’attività di insegnamento e di consulenza.

brainstorming

Il Processo di attualizzazione delle risorse creative è stato anche formalizzato dall’Università di Buffalo (U.S.A.) come Creative Problem Solving (C.S.P.). Il C.S.P. usa una grande varietà di strumenti e tecniche che sono disegnati per facilitare il pensiero e il lavoro all’interno di ogni fase del processo. Naturalmente le tecniche sono infinite. Questa è la struttura base del brave storming e di altri processi creativi. Qualcuno li ha numerati e ne sono stati individuati circa cinquecento: un numero infinito con tutte le variazioni possibili. Il motivo che ci spinge a parlare di creatività in questo ambito ha attinenza con il pensiero creativo di chi svolge il lavoro con le persone. La creatività è interessante perché ci permette di avere un gruppo creativo e ci consente di fare un lavoro in cui siamo legati da un rapporto di simpatia, dallo stare insieme per un fine identificato che è quello di risolvere un problema. Quindi una gestione creativa nei gruppi e anche nel lavoro di insegnamento per estrapolazione è piuttosto interessante.

Per esempio, a questo proposito, degli stimoli vengono dalla tecnica dei Sei Cappelli di Edward De Bono. Per ideare questa tecnica questi è partito dall’osservazione di riunioni conflittuali e inefficaci. De Bono fa notare come delle persone che si incontrano per fare una riunione, spesso non riescano a convergere ed a essere efficaci perché, mentre una persona dice una cosa, l’altro si oppone, il terzo pensa a qualche cosa di altro, il quarto fa un’osservazione inopportuna e quindi il lavoro per il gestore o il conduttore della riunione è estremamente difficile. Una modalità potrebbe essere quella di chiedere una collaborazione, un coinvolgimento diverso e quindi dire: “permettiamoci di fare con la nostra mente, con la nostra originalità personale lo stesso tipo di processo mentale o emotivo.” De Bono nel 1985 lo ha illustrato attraverso questa tecnica: mettiamoci un cappello, lo stesso cappello o il cappello che abbia lo stesso colore. L’idea centrale di questa metodologia è quindi quella di facilitare il lavoro creativo e sinergico di gruppo. Ogni cappello corrisponde ad un atteggiamento espressivo e ad una specifica modalità di lavorare con la mente: ad esempio, “mettersi il cappello bianco” rappresenta rivolgere l’attenzione ai fatti separandoli delle opinioni, dalle emozioni connesse l’intenzione di essere obiettivi. Pertanto il conduttore può dire: “in questo momento dobbiamo usare il cappello rosso”. Quando in una riunione si deve dire di indossare il cappello rosso? Quando c’è bisogno di esprimere delle emozioni; emozioni che potrebbero bloccare i processi ideativi del gruppo. Ciò significa che c’è un momento più emotivo anche se noi stiamo parlando di qualcosa che è concreto. È dunque necessario creare questo spazio per il cappello rosso. Naturalmente la capacità del conduttore è quella di intuire l’immanenza di certi processi interiori ed esteriori, per riuscire così ad ottenere la convergenza e l’adesione emotiva di tutti partecipanti del gruppo.

Tecnica dei cappelli

È quindi evidente l’enorme potenzialità che si può liberare in un gruppo in cui ogni partecipante “pensa” con la stessa modalità ed è quindi in sintonia con tutti gli altri.
Il percorso creativo si può svolgere senza ostacoli con il contributo di tutti seguendo un focus e una direzione condivisa e i vari interventi si potenziano l’uno con l’altro in un’atmosfera gratificante di entusiasmo ideativo. L’idea originale di De Bono è stata quella di proporre un metodo che faciliti la sintonia di pensiero e di espressione chiedendo ad ogni persona del gruppo una collaborazione, un coinvolgimento, focalizzando degli strumenti e una metodologia.
Ma tornando all’elemento della creatività, è necessario tenere in considerazione l’aspetto dell’originalità (la fine del processo) e l’aspetto della qualità. Ciò significa che la cosa più importante, non è quella di ottenere il massimo dell’idea originale, nuova, creativa, ma conseguire il massimo numero di idee senza valutarle. L’aspetto del meccanismo che ci interessa per il pensiero creativo di un consulente è la capacità di separare i momenti di autocritica professionale dai momenti di lavoro, cioè permettersi di separare la produzione delle idee dalle stesse idee. Ciò rappresenta l’essenza del lavoro di un brave storming e tali sono, dunque, le fasi in cui si lavora in modo coordinato.
Concludiamo con le parole di De Bono:

“Mentre la competenza diventa un bene, chiunque diventerà ugualmente competente, così la sola differenza verrà fatta dalla creatività che diventerà la capacità commerciale più importante del futuro.”

 

Stefano Migliorati

 

 

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