Le nuove Cyber-dipendenze: la dipendenza da Internet (IAD) - parte seconda

Le nuove Cyber-dipendenze: la dipendenza da Internet (IAD) – parte 2°

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13° articolo per la nostra rubrica dal titolo “Dipendenza da smartphone. Il paradosso della solitudine”, curata da Jessica Guidi

Le nuove Cyber-dipendenze: la dipendenza da Internet (IAD) – (parte seconda)

A coniare il termine Internet Addiction Disorder (IAD), per la prima volta, rifacendosi ai criteri diagnostici della Dipendenza da Sostanze del Manuale Diagnostico e Statico dei disturbi Mentali (DSM), fu Ivan Goldberg, psichiatra e docente alla Columbia University di New York negli anni Novanta.

Egli pubblicò e ne definì le caratteristiche e criteri sul web (Golberg,1996):

“La IAD (Internet Addiction Disorder) è una modalità nell’utilizzo di Internet maladattiva, che porta il soggetto ad una compromissione o a un disagio clinicamente significativo, come manifestato da tre o più, delle seguenti condizioni, e ricorrenti entro un periodo di 12 mesi”
(Goldberg, 1996): 

  1. Tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti:
    1. Il bisogno di usare Internet per periodi di tempo sempre più lunghi al fine di ottenere la stessa soddisfazione;
    2. Un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo di Internet per lo stesso periodo di connessione;
  2. Ritiro, come definito da ciascuno dei seguenti:
    1. La caratteristica sindrome d’astinenza:
      • Cessazione o riduzione dell’uso di Internet che è stato pesante e prolungato.
      • Due o più dei seguenti, sviluppatisi da alcuni giorni a un mese dopo il criterio: agitazione psicomotoria; ansia; pensieri ossessivi su cosa succede su Internet; fantasie o sogni su Internet; movimenti volontari o involontari delle dita come per digitare una tastiera;
      • I sintomi del criterio 2. causano afflizione o danno al funzionamento sociale, professionale o a un’altra importante area funzionale.
    2.  L’uso di Internet o un analogo servizio online ha lo scopo alleviare o evitare i sintomi di astinenza.
  3. L’accesso ad Internet è spesso più frequente e più lungo dei tempi previsti;
  4. Vi è un desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso di Internet;
  5. Una grande quantità di tempo viene spesa in attività correlate all’uso di Internet;
  6. Importanti attività sociali, professionali o ricreazionali vengono abbandonate o ridotte a causa dell’uso di Internet;
  7. L’uso di Internet continua nonostante la consapevolezza di avere un problema fisico, sociale, occupazionale o psicologico persistente o ricorrente che possa essere stato causato o aggravato dall’uso di Internet (deprivazione del sonno, difficoltà coniugali, ritardi agli appuntamenti del mattino, negligenza dei doveri professionali o sentimenti di abbandono dei proprio cari).

Nel 1996 la psicologa statunitense Kinberly Young per la prima volta presentò un proprio lavoro sull’argomento a Toronto in occasione alla conferenza annuale dell’American Psycological Association.

La Young, successivamente, fonda il primo centro di recupero per dipendenti da Intenet, “Center for On-Line Addiction”, in Bradford USA per la diagnosi e cura del disturbo.

La Young elabora un questionario diagnostico (Diagnostic Questionnaire, DQ, 1996) secondo il quale perché si possa parlare di dipendenza da Internet, occorre che 5 o più delle seguenti 8 caratteristiche persistano da almeno sei mesi:

  1. preoccupazione riguardo ad Internet: il soggetto ripensa continuamente i collegamenti passati e futuri;
  2. bisogno di una quantità di tempo trascorsa online: il soggetto per raggiungere sempre la stessa soddisfazione aumenta i tempi di connessione;
  3. ripetuti tentativi di ridurre l’uso di Internet: il soggetto ha tenta di sospendere l’uso di Internet;
  4. ritiro in sé se viene ridotto l’uso: il soggetto manifesta depressione, o irritabilità dopo i tentativi di sospensione dell’attività online;
  5. problemi nella gestione del tempo: il soggetto rimane connesso per tempi maggiori da quelli che si era prefissato;
  6. problemi di stress in famiglia, a scuola, a lavoro, con gli amici: il soggetto ha messo a rischio il proprio funzionamento sociale sostituendo la realtà con una “fuga illusoria” o “tana virtuale”;
  7. menzogne riguardo al tempo passato online: il soggetto nasconde il proprio coinvolgimento in Internet;
  8. modificazione dell’umore: il soggetto si collega ad Internet per sfuggire dai problemi quotidiani o per mitigare la depressione, l’ansia, il senso di colpa o l’impotenza.

Inoltre, la rete fornendo una molteplicità contenuti e applicazioni rende possibili diversi comportamenti compulsivi, che la Young suddivide in cinque tipologie:

  1. Cybersexual addiction: fruizione di materiale pornografico;
  2. Cyber-relation addiction: eccessivo coinvolgimento in relazioni webmediate;
  3. Net compulsions: comportamenti compulsivi messi in atto online come ad esempio trading online, lo shopping compulsivo e il gioco d’azzardo online;
  4. Information overload: ricerca continua ed eccessiva di informazioni su web che portano il soggetto ad una condizione di «Hyperload» dovuta alle quantità in esubero delle informazioni;
  5. Computer addiction: dipendenza caratterizzata da un uso eccessivo di giochi online;
  6. Cellular and sms addiction: l’uso smodato del cellulare e dell’invio di sms.

Sempre la Young (1996), elabora il modello “ACE”, cioè Accessibilità, Controllo, Eccitazione, per spiegare i tre fattori che possono facilitare e predisporre una dipendenza della Rete:
Accessibilità: accessibilità della Rete e gratificazione immediata del bisogno;
Controllo: maggior semplicità nel gestire le attività online rispetto alla vita reale;
Eccitazione: molteplicità di stimoli eccitanti in Rete.

I soggetti più a rischio secondo la Young (1996), hanno l’età dai 15 ai 40 anni, e presentano problematiche comunicative.

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