Dipendenza da Smartphone o Cellular Addiction – (parte terza)

Dipendenza da Smartphone o Cellular Addiction – parte terza

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18° articolo per la nostra rubrica dal titolo “Dipendenza da smartphone. Il paradosso della solitudine”, curata da Jessica Guidi

Dipendenza da Smartphone o Cellular Addiction – (parte terza)

Le statistiche ricavate da 50 esperti di studiosi di sociologia e antropologia culturale attestano che 7 italiani su 10 avrebbe sempre il telefono in mano, ed in media una persona controlla 80 volte al giorno il dispositivo.

Secondo Di Gregorio (2003), il telefono cellulare riveste almeno tre importanti funzioni psicologiche:

  • regolare la distanza nelle relazioni (ci si protegge dai rischi di un impatto emotivo diretto, si gestisce l’ansia da separazione riducendo le barriere spazio-temporali);
  • rappresentare un mezzo per gestire la solitudine e l’isolamento (il cellulare viene investito di significati affettivi che lo rendono un oggetto feticcio, il cui possesso provoca piacere e causa, al contempo, la dipendenza);
  • rappresentare un mezzo per vivere e dominare la realtà.

La dipendenza da telefonino esiste da poco tempo, anche perché il telefonino stesso è comparso soltanto poco più di quindici anni fa.

Di Gregorio (2003) definisce la dipendenza da cellulare come «uno dei fenomeni che si auto-alimentano da soli in funzione della propria abitudine quotidiana».

L’abuso del cellulare di nuova generazione, lo smartphone, può portare alla dipendenza da esso, Cellular Addiction, per cui la sua utilità potenziale, si trasforma in mezzo principale per gestire le relazioni, provocando i sintomi della dipendenza, assuefazione, tolleranza e astinenza.

Soprattutto gli adolescenti che hanno il desiderio di essere riconosciuti dagli altri e il bisogno di sentirsi appartenenti ad un gruppo sociale, usano il cellulare come mezzo per fronteggiare la paura della solitudine e per assolvere ai propri compiti di sviluppo.

Questo si traduce in una spinta all’utilizzo del dispositivo che però se intensiva può trasformarsi nel rischio di un Uso Problematico o Dipendenza da smartphone, distinzione fatta su di una base quantitativa, in termini di tempo trascorso con il dispositivo stesso.

Si parla infatti di Uso problematico quando la vita e il comportamento sociale dell’individuo risultano compromessi ma non in modo patologico.

Nella Dipendenza da smartphone invece l’individuo attua un comportamento significativamente patologico, può trascorrere dalle 7 alle 18 ore, nei casi più gravi, davanti ad un display.

Non ci sono ricerche che riferiscano una diagnosi condivisa

Non ci sono ricerche che riferiscano una diagnosi condivisa, ma ipotizzano che i soggetti dipendenti da cellulare stabiliscono più di 300 contatti il giorno tra chiamate e sms in entrata e in uscita.

Soffrono di mal di testa, dolori all’orecchio; sono irritabili se il telefono è scarico o mal funzionante; utilizzano il cellulare come strumento principale per gestire le relazioni; hanno il telefono acceso anche la notte e si svegliano ripetutamente per controllarlo; impiegano la maggior parte del loro tempo ad attività legate all’uso del cellulare
(Pattaro,2006; Mariani, Schiralli, 2011).

“Alcune ricerche comportamentali svolte in Italia da Di Martino (2006) rilevano differenti categorie di dipendenti da telefonino:

  • Dipendenti dagli SMS: i soggetti hanno un bisogno continuo di inviare e ricevere messaggi di testo. Mostrano una callosità sui pollici a seguito degli innumerevoli sms inviati, e la tastiera del loro telefonino è molto consumata. Il loro umore varia a seconda degli sms ricevuti;
  • Dipendenti dal nuovo modello: i soggetti acquistano continuamente il nuovo modello di cellulare uscito in commercio spendendo anche grandi somme di denaro;
  • Gli “esibizionisti” del cellulare: stanno sempre con i loro cellulari in vista;
  • I “game players”: giocano continuamente e non interrompono questa attività fino a che non stabiliscono un nuovo record;
  • Gli affetti da “SCA”, Sindrome del Cellulare sempre Acceso: i soggetti hanno la paura continua di aver il telefono spento, per cui portano sempre con sé un carica batteria”.
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