Dipendenza da sostanza e senza uso di sostanza: prima parte - Articolo di Jessica Guidi

Dipendenza da sostanza e senza uso di sostanza – Parte 1°

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9° articolo per la nostra rubrica dal titolo “Dipendenza da smartphone. Il paradosso della solitudine”, curata da Jessica Guidi

Dipendenza da sostanza e senza uso di sostanza – Prima parte

Avendo nel precedente articolo delineato la cornice delle definizioni inerenti alla Dipendenza andiamo oggi ad illustrare la differenza tra le varie tipologie di dipendenza se così si può dire.

Il DSM 5 raggruppa 11 classi di disturbi correlati a sostanze: alcool, caffeina, cannabis, allucinogeni, inalanti, oppiacei, sedativi/ipnotici/ansiolitici, stimolanti, tabacco, altre sostanze, non correlati a sostanze sono il “gambling” cioè il disturbo da gioco d’azzardo, e le nuove dipendenze: la dipendenza sessuale, la dipendenza da Internet, la dipendenza affettiva e shopping compulsivo.

Questo cambiamento riflette la crescente e consistente evidenza che alcuni comportamenti, come il gambling, attivano il sistema di ricompensa del cervello, con effetti simili a quelli delle droghe e che i sintomi del disturbo da gioco d’azzardo assomigliano in una certa misura a quelli dei disturbi da uso di sostanze.

Il rinforzo intermittente

Non sono soltanto le sostanze che provocano alterazioni che portano all’attivazione del circuito della dipendenza. Infatti in alcuni soggetti con determinate caratteristiche predisponenti, comportamenti in forma estrema messi in atto per lungo tempo, possono portare alla dipendenza; questo avviene nel caso in cui il comportamento viene ricompensato con frequenza, ma non con regolarità, ed è proprio questa casualità ad essere decisiva nel mantenimento del comportamento attuato.

Dagli esperimenti di Fred Skinner, uno dei cofondatori del Behaviorism[1], emerge che attraverso un rinforzo intermittente a intervalli casuali è possibile influenzare un comportamento che si conserva più a lungo rispetto a quello variabile.

Skinner utilizzò diversi programmi di rinforzo: ad intervallo fisso, ad intervallo variabile, a ragione fissa, a ragione variabile.

Rinforzo ad intervallo fisso: dato ad intervalli di tempo stabiliti. I soggetti apprendono velocemente il comportamento corretto ma lo dimenticano velocemente se questo non viene rinforzato.

Rinforzo ad intervallo variabile: il tempo tra un rinforzo e l’altro varia, i soggetti capiscono più lentamente il comportamento ma lo conservano più a lungo.

Rinforzo a ragione fissa: rinforzo viene dato dopo un certo numero di comportamenti a vuoto. Se il numero di comportamenti a vuoto era alto i soggetti abbandonavano quel comportamento, poi però con il continuo riprovare si abituavano al comportamento corretto prima di avere il rinforzo.
Skinner aveva notato che la maggior parte dei soggetti dovevano apprendere un comportamento utilizzando un’ampiezza elevata della ragione fissa e molto spesso si rifiutavano di continuare l’esperimento.

Rinforzo a ragione variabile: il rinforzo veniva somministrato dopo un numero di comportamenti sempre corretti a vuoto che varia da una volta all’altra.

Questo inizialmente mandava in confusione i soggetti che alcune volte ci mettevano anche più mesi per apprendere il comportamento corretto, perciò succedeva anche se il comportamento non veniva più rinforzato e difficilmente si estingueva.
Tra tutti i sistemi questo è quello che maggiormente permetteva ai soggetti di conservare più a lungo i nuovi comportamenti appresi.

La dipendenza da gioco d’azzardo

La dipendenza da gioco d’azzardo che risponde a rinforzo intermittente, infatti vincono tutti qualche volta, è stata la prima dipendenza non legata ad uso di sostanze ad essere riconosciuta con una diagnosi clinica.
Questa dipendenza inizia con gioco occasionale, in cui il soggetto sperimenta il rinforzo positivo accompagnato da ottimismo e puntate sempre più alte, per poi perdere il contatto con la realtà, sostenendo che le perdite che avvengono costantemente nel gioco d’azzardo, siano ricompensate dalle vincite ottenute in precedenza.
I soggetti affetti da questa patologia non riescono a smettere di giocare o a controllare quest’impulso alla scommessa, nemmeno quando arrivano a provocare danni gravi alla propria vita lavorativa, privata comportando un isolamento dalla società.

Le dipendenze da Internet

Questo accade nel gioco d’azzardo ma anche nelle dipendenze da Internet; infatti qualunque sia l’applicazione, semplice navigazione su web, navigazione siti di pornografia, chat, social network, videogiochi, poker online, e-mail, SMS, e giochi etc., queste attività supportano strutture di ricompensa imprevedibili e variabili.
La ricompensa sperimentata è intensificata quando è combinata con contenuti di miglioramento o di stimolazione dell’umore.
Queste persone dedicano un tempo ogni volta maggiore alla precedente, poiché a lungo andare l’effetto della gratificazione diminuisce (sviluppo della tolleranza); e se viene impedito loro questa attività diventano irritabili e di cattivo umore (sintomi di astinenza).

Questi sintomi e decorso non sono differenti da quello che si verifica nelle dipendenze da sostanze.

La Addiction Medicine americana (ASAM) ha recentemente pubblicato una nuova definizione di dipendenza proponendo ufficialmente per la prima volta che essa non si limita all’uso delle sostanze.
Tutte le dipendenze, sia da sostanza che comportamentali, infatti condividono alcune caratteristiche, tra cui la salienza, l’uso compulsivo che prevede la perdita di controllo, la modifica dell’umore e la riduzione della sofferenza, della tolleranza, la prosecuzione nonostante le conseguenze negative ed il ritiro sociale.


[1] dall’inglese behaviorism, da behaviour «comportamento», di cui fu iniziatore J.B. Watson, nel 1914. Pone come unico oggetto della psicologia il comportamento dell’individuo che prende il posto della sensazione e della percezione della psicologia classica.

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