Georges Bizet e il suo capolavoro

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Georges Bizet nasceva a Parigi il 25 ottobre 1838 in una famiglia di musicisti, l’ambiente e gli studi precoci lo portarono a entrare al Conservatorio di Parigi addirittura prima di aver raggiunto l’età consentita dai regolamenti, a fine corso, dopo aver superato gli esami con esito brillante, si applicò allo studio del pianoforte e della composizione. Appena diciannovenne, si trasferì in Italia per approfondire gli studi, dove vinse il “Premio di Roma”. Dopodiché tornò a Parigi. Si può dire fosse un ragazzo prodigio ma è stato nella maturità che è riuscito a dare il meglio di sé come compositore e pianista con le opere più famose: “Carmen” e Le musiche di scena per “L’Arlésienne” di Daudet.

Tra il 1873 e il 1875 Bizet lavora a Carmen, il suo capolavoro, opera affascinante per la ricchezza dell’invenzione musicale, il melodismo morbido e sensuale, la duttilità dell’armonia, la leggerezza delle danze e degli elementi folklorici. Un’opera che avrà fra i suoi più entusiastici ammiratori Friedrich Nietzsche, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Giacomo Puccini, Johannes Brahms e più tardi il giovane Sigmund Freud.

Ma il soggetto, tratto da una novella di Prosper Mérimée e ambientato nella Spagna degli zingari e dei toreri, suscita un forte scandalo e all’esito deludente della “prima” fa seguito la reazione aspra e violenta della stampa. Il fragile sistema nervoso di Bizet ne è profondamente turbato. Ad aggravare la situazione sopravviene un violento attacco di angina con crisi di soffocamento, tanto che il trentasettenne compositore è costretto su una sedia a rotelle. Il 28 maggio 1875 parte con la moglie per Bougival dove, rinfrancato da un paio di giorni di tranquille passeggiate, si concede un bagno nel fiume: un’imprudenza che gli provoca un accesso di febbre reumatica e una crisi cardiaca. Il 2 giugno la crisi pare superata. La sera all’Opéra-Comique va in scena la trentatreesima replica di Carmen; nella notte Bizet muore (3 giugno 1875). Sulle cause del decesso la famiglia fornisce versioni contrastanti: non è stato mai chiaro se Bizet sia morto di un attacco di cuore, di angina o se la grave depressione l’abbia portato al suicidio.

I funerali si svolgono il 5 giugno a Parigi, nella chiesa della Trinité a Montmartre, alla presenza di quattromila persone.

Scorrendo il catalogo dei lavori di Bizet – diviso in opere teatrali, composizioni per orchestra, per pianoforte, da camera e vocali – si è colpiti dal fatto che molti di essi sono rimasti allo stadio di progetto, e che parecchi di quelli finiti non sono mai stati eseguiti o sono rimasti inediti. L’analisi musicologica è ancora lontana dal chiarire molti dubbi e interrogativi sulle opere del musicista, sul suo singolare eclettismo e soprattutto sulla discontinuità della sua evoluzione artistica.

Per esorcizzare le sue paure, Bizet cercò spesso il consenso e la simpatia del pubblico seguendo strade e modelli non congeniali alla sua natura (il grand-opéra, le composizioni dai toni epici) o subì l’influenza di musicisti dalla personalità poco spiccata o comunque lontana dalla sua, come nel caso di Gounod. Solo alla fine della sua breve vita egli seppe trovare il suo autentico linguaggio in quelli che sono unanimemente giudicati i suoi capolavori teatrali: L’Arlésienne e Carmen. In queste due partiture emergono le caratteristiche salienti della sua arte: un’arte chiara, incisiva sia nella resa drammatica che nei valori prettamente musicali.

Sul piano prettamente musicale le opere di Bizet rivelano la presenza di una ricca, spontanea vena melodica e un’assoluta padronanza della tavolozza orchestrale: i toni leggeri e trasparenti dello strumentale, fondendosi con i ritmi sinuosi e le squisite armonie, evocano in modo vivo e palpabile atmosfere esotiche e ambienti popolareschi, senza mai cadere nel descrittivismo e nella maniera. Richard Strauss raccomandava ai suoi allievi: «Se volete imparare la strumentazione non studiate le partiture di Wagner ma quella di Carmen. Che meravigliosa economia, ogni nota e ogni pausa sono al posto giusto.».
Pur senza essere un rivoluzionario, Bizet fu a suo modo un innovatore e contribuì in modo decisivo all’evoluzione del teatro d’opera europeo, di quello francese e italiano soprattutto. In particolar modo con Carmen, anche in virtù del soggetto atto a stimolare quelle che furono sempre le sue emozioni più autentiche, la passione erotica e la gelosia, egli seppe infondere in un genere languente come l’opéra-comique una vitalità nuova. E che questo risultato sia stato raggiunto senza rinunciare a quel rigore stilistico, acquisito nei lunghi anni di apprendistato giovanile, è un altro merito che va riconosciuto a questo musicista elegante e geniale, capace di conquistare l’animo dell’ascoltatore più ingenuo e contemporaneamente di incantare l’intellettuale e il musicista più raffinato.

Fonte: Wikipedia

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