La fiducia è irrazionale e a prima vista

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Secondo un recente studio condotto dalla ricercatrice Tessa Marzi, da Stefania Righi e Massimo Cincotta nel laboratorio di Psicofisiologia cognitiva dell’Università di Firenze, diretto dalla professoressa Maria Pia Viggiano, al nostro cervello basta un tempo brevissimo (circa 250 millisecondi) per capire se nella persona che ci troviamo di fronte possiamo riporre la nostra fiducia.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista internazionale Social Cognitive and Affective Neuroscience, mette in evidenza un meccanismo automatico che precede ogni nostra consapevolezza. Per scoprirlo, le ricercatrici hanno messo un gruppo di persone di fronte a dei volti creati al computer, per valutare cosa succede nel nostro cervello quando diamo un giudizio su un aspetto complesso come quello della fiducia. Grazie a degli elettrodi è stata così indagata l’attività cerebrale che si innesca quando ci troviamo di fronte a persone sconosciute.

Le persone coinvolte nell’esperimento vedevano scorrere velocemente i volti. E dovevano dire se i visi apparivano loro affidabili o no, come racconta Marzi. Alla fine è stato certificato che riguardo all’inaffidabilità di alcuni volti c’era un accordo pressoché totale.

Il discorso cambia se pensiamo a quel volto sconosciuto come ad un ipotetico candidato alle elezioni politiche. “Voteresti questa persona?”, è stata infatti la seconda domanda che le ricercatrici hanno posto al gruppo di persone è stata Voteresti questa persona?  In questo caso è emerso che la risposta è meno emotiva e che c’è un maggiore disaccordo nel definire inaffidabile un certo volto.

Anche un altro studioso aveva valorizzato l’irrazionalità di numerose decisioni. Il ricercatore Alex Todorov, chiedendo agli studenti di Princeton di giudicare alcuni politici poco noti sulla sola base dell’espressione del volto ritratta in foto, aveva infatti certificato come nei tre quarti dei casi fossero stati eletti coloro che gli studenti avevano giudicato più simpatici e competenti.

I corpi parlano, e quel che dicono conta più delle parole

Esistono quindi come le caratteristiche fisiche che rendono un volto più o meno affidabile, infatti la forma dell’arcata sopraccigliare e la larghezza del volto influiscono molto sulla percezione di affidabilità. Lo step successivo potrebbe essere interessante indagare come questo giudizio possa cambiare nelle persone ansiose o nei malati psichiatrici, come sottolinea Marzi. Il proseguimento di questo studio potrebbe avere importanti ricadute anche nell’ambito delle disabilità psicologiche e far luce sui meccanismi cerebrali alla base delle nostre prime impressioni.

Andrea Paci

Fonte La Nazione, Quotidiano

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