Il cinema racconta l'immaginario

Tim Burton e il suo stile “burtoniano”

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In quanto regista devo necessariamente
essere un bugiardo.

Tim Burton

Timothy William Burton (Burbank, 25 agosto 1958), è regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, animatore e disegnatore, noto per il suo cinema dalle ambientazioni fiabesche, gotiche e visionarie, spesso incentrato sui temi dell’emarginazione e della solitudine, con personaggi eccentrici e stravaganti.
Tra le sue collaborazioni più ricorrenti quella con il compositore Danny Elfman, con l’attore Johnny Depp e con l’attrice Helena Bonham Carter.

Sebbene Tim Burton sia considerato un regista pop, si possono rintracciare nella sua produzione alcune caratteristiche stilistiche personali, tanto che è stato coniato l’aggettivo “burtoniano”. Il sostrato culturale, come lui stesso ha dichiarato più volte, deriva dalla cultura punk e dal kitsch anni sessanta, una commistione tra cinema tradizionale e trash.

Caratteristica propria della sua cinematografia è il dysfunctional kid, presente in molti film del regista. La sua cinematografia sviluppa il personaggio dell’outsider, ossia l’emarginazione che nasce dal rapporto mostro-uomo. Lo studio verso queste creature nasce dall’infanzia del regista, il quale ha dichiarato che: “Per me i mostri, le creature un po’ bizzarre, sono i personaggi più vicini alla realtà, e sono sempre quelli che suscitano più emozioni.”

Un altro dei temi principali del regista è l’inno alla vita, messo in contrapposizione con la morte. Per esempio in “La sposa cadavere” il mondo dei morti viene rappresentato come colorato e allegro in antitesi a un mondo dei vivi invece assai grigio.

Fonte: Wikipedia

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