Ricordiamo uno dei pionieri del rinnovamento del melodramma italiano: il poeta, narratore, compositore e librettista Arrigo Boito

Ricordiamo uno dei pionieri del rinnovamento del melodramma italiano: il poeta, narratore, compositore e librettista Arrigo Boito

 

Scienza, vattene co’ tuoi conforti!
Ridammi i mondi del sogno e l’anima!

Arrigo Boito

Ricordiamo uno dei pionieri del rinnovamento del melodramma italiano: il poeta, narratore, compositore e librettista Arrigo Boito

Arrigo Boito, il cui vero nome è Enrico Giuseppe Giovanni Boito, pseudonimo di Tobia Gorrio, (nato il 24 febbraio 1842, Padova, Lombardia-Veneto, Italia – morto il 10 giugno 1918, Milano), poeta e compositore italiano acclamato per la sua opera “Mefistofele” (1868; per il quale compose sia libretto che musica) e i suoi libretti, dopo William Shakespeare, per Giuseppe Verdi “Otello” (1887) e “Falstaff” (1893).

Figlio di un pittore italiano di miniature e di una contessa polacca, Boito frequenta il Conservatorio di Milano e si reca a Parigi grazie ad una borsa di studio. Lì conosce Verdi, per il quale, nel 1862, scrive il testo dell’Inno delle Nazioni. Quando scoppia la guerra nel 1866, si unisce ai volontari di Giuseppe Garibaldi. Mentre lavora su “Mefistofele”, Boito pubblica degli articoli, sotto l’influenza del compositore Richard Wagner, in cui attacca con forza musica e musicisti italiani.

Verdi viene profondamente offeso dalle sue osservazioni e dal 1868, quando “Mefistofele” viene prodotto a Milano, le polemiche di Boito hanno già provocato tanta ostilità che suscita una rivolta. Di conseguenza, l’opera viene ritirata dopo due spettacoli. Una versione molto rivista, prodotta a Bologna nel 1875, è rimasta nel repertorio italiano. Tra le diverse opere sulla base del “Faust” di Johann Wolfgang von Goethe, il “Mefistofele” di Boito è forse il più fedele allo spirito dell’opera teatrale e il suo libretto è di qualità particolarmente elevata. Un po’ influenzato da Ludwig van Beethoven e da Wagner, l’opera non era convenzionale per quei tempi, sia nelle sue insolite armonie che nel suo rifiuto di alcune convenzioni tipiche dell’opera italiana.

La seconda opera di Boito, “Nerone”, lo occupa per quasi 50 anni; completato dopo la sua morte da Vincenzo Tommasini e Arturo Toscanini, viene prodotto a Milano nel 1924, ma, nonostante il suo grande design e spettacolo, manca del carattere musicale che contraddistingue “Mefistofele”. Boito e Verdi si riconciliano nel 1873 e Boito intraprende la revisione del libretto del Simon Boccanegra di Verdi (versione rivista 1881). Le sue versioni magistrali di “Otello” e “The Merry Wives of Windsor” (il libretto di Falstaff) stimolano l’immaginazione dell’anziano compositore. Boito scrive i testi per diversi altri compositori, tra cui “La Gioconda” di Amilcare Ponchielli (1876), e pubblica un volume di versi (sotto lo pseudonimo di Tobia Gorrio) e vari romanzi.

In cover: Arrigo Boito.
L’immagine è stata adattata, l’originale si trova qui: www.popolis.it

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