Musicalità comunicativa tra neuroscienze e psicobiologia comportamentale- I parte

Musicalità comunicativa tra neuroscienze e psicobiologia comportamentale – Parte 1°

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Musicalità comunicativa tra neuroscienze e psicobiologia comportamentale – Parte 1°

La musicalità comunicativa, afferma Panksepp (2001), è lo studio delle dinamiche funzionali e morfologiche che stanno alla base dei gesti vocalici e corporei. Siccome i suoni musicali comunicano e trasmettono emozioni secondo modalità che precedono la comparsa della parola, la musicalità comunicativa si concretizza come forma ed espressione di comportamenti sociali per lo più giocosi e pieni di creatività. Questi comportamenti sociali contribuiscono a costruire e a far sviluppare il cervello socializzante del bambino, lo aiutano ad acquisire e a mantenere la salute mentale e fisica e, non ultimo, a crescere imparando dagli slanci affettivi e solidali di chi si prende cura di lui. Inoltre, dato per assodato che la musica, tutta la musica, sia un elemento strutturale del vivere sociale, bisognerebbe, secondo Panksepp e Trevarthen (2009) confrontare e abbinare l’approccio delle neuroscienze nello studio delle emozioni con lo studio dei costituenti e dei fondamentali musicali nella comunicazione interattiva madre-figlio. Panksepp e Bernatzky (2002) sono convinti che le radici evoluzioniste della musica stiano tutte dentro il ritmo rappresentato da caratteristiche quali durata, costanza e ripetitività, e dentro le emozioni in quanto risorsa primaria per ogni azione motoria.

Musicalità ritmica innata

Si tratterebbe, in pratica, come precisa Kȕhl (2007), di una musicalità ritmica innata che funge da supporto ad ogni evento comunicativo di tipo emotivo-affettivo. Evidenza sperimentale è stata fornita osservando un bambino di appena sei mesi mentre a tempo (in sincrono) e in modo del tutto spontaneo batteva ritmicamente le manine durante il canto dell’adulto. Il gesto, oltretutto, era intenzionale. La musicalità umana pare si sia evoluta come aggiustamento o adattamento mirato (exaptation) del sistema socio-emozionale che, in tal modo, si fa mediatore non tanto di un’abilità individuale (cantare, o muovere il corpo a ritmo cadenzato) quanto di meccanismi e processi sociali di aggregazione in gruppo, apprendimento e difesa reciproca (Trevarthen, 2001b).

Musica e musicalità

Gli studi di Jan Cross (1999; 2005; 2007; 2009) su musica e musicalità nell’essere umano, prendendo in considerazione ricerche fatte su individui di differenti culture, non solo quella occidentale, giungono a significative conclusioni:
a) musica e linguaggio sono espressioni differenti di comunicazione umana ma contigue e similari in quanto entrambe costituite da strutture sintattiche organizzate in modo gerarchico;
b) percezione e produzione musicale sono processi che si attivano nel cervello e sono tali da indurre interazione sociale e interpersonale;
c) comportamento e azione musicale si fondano sulla musicalità;
d) musica e musicalità si manifestano con attività di tipo interazionale e intenzionale;
e) musica e musicalità operano a livello motivazionale integrando le esperienze fisiche e sociali dell’individuo;
f) l’esperienza vocale media e seleziona le emozioni personali e quelle dell’altro;
g) la capacità di produrre, concertare e controllare il coordinamento delle complesse strutture vocali è riposta nel ritmo il quale, per conseguenza, è l’elemento di collegamento tra espressione emozionale e movimento corporeo.

Quando gli esseri umani vogliono esprimere un’intenzione, un interesse, un sentimento mettono in moto i muscoli e i nervi facciali, atteggiano e modificano la voce, muovono mani e occhi, il tutto all’interno di una scala emozionale. I bambini piccoli sono particolarmente sensibili all’autenticità espressiva e al ritmo del dialogo con l’adulto, alla forza di attrazione dei gesti e dei movimenti, e soprattutto al tono della voce materna (Trevarthen, 2001).

Panksepp e Trevarthen sono dell’idea che i correlati neurali che producono l’esperienza musicale svolgano una funzione sociale ed emotiva così forte da sostenere e costruire l’identità sociale dell’individuo. L’uso sistematico e modulato della voce è il mezzo con cui la madre, lusingando dolcemente il suo piccolo, lo introduce nel sistema culturale di appartenenza. L’affettuosa melodia, il ritmo accompagnato in modo istruttivo, la danza dei gesti e dei movimenti corporei costituiscono armonie intersoggettive che mediano l’avventura culturale: la storia di sé, la storia del mondo.

Alessandro Bigarelli

 

BIBLIOGRAFIA

  • Cross, I. (1999). Is music the most important thing we ever did? Music, development and evolution. In S.W. Yi, ed., Music, mind and science, pp. 10-39. Seoul National University Press, Seoul.
  • Cross, I. (2005). Music and meaning, ambiguity and evolution. In D. Miell, R. MacDonald and D. Hargreaves, eds., Musical Communication, pp. 27-43. Oxford: Oxford University Press.
  • Cross, I. (2007). Music, culture and evolution. In M. Klockars and M. Peltome, eds., Music meets medicine, pp.5-13, Acta Gyllenbergiana VII. The Signe and Ane Gyllenberg Foundation, Helsinki.
  • Cross, I. and Morley I. (2009). The evolution of music: Theories, definition and the nature of evidence, pp. 61-87. In S. Malloch and C. Trevarthen, Communicative musicality.
  • Kȕhl, O. (2007). Musical semantics. European Semiotics: Language, Cognition and Culture, 7, Bern: Peter Lang.
  • Panksepp, J. (2001). The long-term psychobiological consequences of infant emotions: Prescriptions for the 21st century (reprinting from Infant mental Health Journal, 2001, 22: 132-173). NeuroPsychoanalysis, 3: 140-178.
  • Panksepp, C. and Bernatzky, G. (2002). Emotionals sounds and the brain: the neuro-affective foundations of musical appreciation. Behavioral Processes, 60: 133-155.
  • Panksepp, J. and Trevarthen, C. (2009). The neuroscience of emotion in music, pp. 104-146. In S. Malloch and C. Trevarthen, (2009/2010). Musicality: Communicating the vitality and interests of life. In Communicative Musicality Exploring the basis of human companionship, Oxford: Oxford University Press.
  • Trevarthen, C. (2001). The neurobiology of early communication: Intersubjective regulations in human brain. In A.F. Kalverboer and A. Gramsbergen, eds., Handbook on Brain and Behavior in Human Development, pp. 841-882, Dordrecht, The Netherlands: Kluwer.
  • Trevarthen, C. (2001b). Intrinsic motives for companionship in understanding: Their origin, development, and significance for infant mental health. In: Infant Mental Health Journal, 22 (1-2), pp. 95-131.
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