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Il Neuromarketing applicato alla politica. Seconda parte

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Le elezioni del 2008 negli Stati Uniti

In pochi anni, il neuromarketing applicato alla politica è diventato un potente strumento, utilizzato al fine di ottenere più elettori facendo appello alle emozioni. La base di ogni discorso e argomento politico, si basa su emozioni come la paura, la speranza e il rifiuto. Sentimenti che si prestano ad influenzare le scelte politiche, spostandole su un piano diverso dal razionale, verso le emozioni.

Il potere delle emozioni nel marketing politico, l’uso di metafore e dello storytelling, sono fondamentali ed essenziali per trasmettere i messaggi elettorali e influenzare la decisione di voto.

Il pioniere in questo campo è stato, negli Stati Uniti, Barack Obama con il suo “Yes, we can”.

Durante la sua campagna infatti sono state utilizzate tecniche neuroscientifiche, anche attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale (fMRI), con l’obiettivo di intuire le parti del messaggio di propaganda che più interessavano alla popolazione.

 

Neuromarketing oltre la teoria

Abbiamo visto come, utilizzando le propensioni implicite, sia possibile elaborare un’immagine efficace del candidato, calcolando come mostrarsi ai propri elettori influenzandone così la scelta. Tuttavia ancora non abbiamo parlato di casi reali, di come i politici possano ottenere questi dati e trarne vantaggio.

Durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti nel 2008 si è fatto ricorso al neuromarketing.

In uno studio realizzato da Marco Iacoboni, si volevano rilevare le reazioni dei soggetti alle immagini dei candidati alla presidenza. Allo studio parteciparono 10 uomini e 10 donne. Inizialmente vennero sottoposti ad un questionario per capire le preferenze politiche dei soggetti e successivamente vennero sottoposti alla fMRI. Durante la scansione venivano proiettate:

  1. immagini dei candidati politici,
  2. seguivano alcuni video che riportavano i loro discorsi,
  3. infine di nuovo la serie di immagini dei candidati.

Per concludere il test veniva somministrato un altro questionario. Quello che venne riscontrato fra le altre cose, fu una significativa attivazione della corteccia cingolata anteriore, nei soggetti che nel questionario avevano assegnato un giudizio sfavorevole alla Hillary Clinton. Mentre i soggetti che nel questionario avevano indicato la Clinton come favorita, non si verificava l’attivazione di tale area cerebrale.

La corteccia cingolata anteriore è un importante centro emotivo che si risveglia quando una persona si sente costretta ad agire in modi diversi, ma deve sceglierne uno. A detta di Iacoboni era come se “i soggetti stessero lottando contro degli impulsi che non riconoscevano per apprezzare la Clinton”. In breve quindi, i soggetti non favorevoli alla Clinton, alla vista di una sua immagine si trovavano in una situazione di conflitto cognitivo.

Le potenzialità e limitazioni del neuromarketing applicato alla politica dipendono dal progresso scientifico, in particolare nel settore delle neuroscienze, così come la loro applicazione in casi specifici.
Attraverso la più profonda conoscenza del funzionamento del sapere cognitivo, emotivo e comportamentale del cervello umano, vi è una maggiore probabilità che le diverse strategie politiche possano avere più successo. Tuttavia, questo successo dipende da strategie che hanno un impatto razionale ma anche istintivo ed emotivo sull’essere umano.

Andrea Paci

Fonti NYT, Neuromarketing Attraction, Psicologia e consumi, Rivista Mexicana de Cominicacion

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1 comment on “Il Neuromarketing applicato alla politica. Seconda parteAdd yours →

  1. sapevo che per le elezioni di Obama era stato scelto un consulente esperto di marketing, non sapevo che fosse un esperto di neuromarketing. La cosa è un po’ inquietante, un po’ come dire che si è riusciti a bypassare il sistema democratico. Una volta vinceva il più forte per forza fisica, oggi vince sempre il più forte, ma per forza economica in quanto si fa assistere dalla forza psichica ( a pagamento).

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