Pratiche di integrazione mente e corpo: cognizione ed emozione – Parte I

Pratiche di integrazione mente e corpo: cognizione ed emozione – Parte 1°

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Pratiche di integrazione mente e corpo: cognizione ed emozione
Parte 1°

Psicoterapia e counseling sono concepiti tradizionalmente per operare attraverso il linguaggio come porta privilegiata, e tale deve rimanere, per aprire la mente umana e immettere nei suoi labirinti. Una nuova comprensione però dei fondamenti emotivi del colloquio di aiuto, tanto più quando questo sia acquisito come ascolto delle dinamiche interpersonali, pare richiedere oggi una ‘manipolazione’ diretta dei circuiti emozionali primari, attraverso approcci psicologici, corporei e fisiologici. I sistemi emotivi si sono evoluti per far coincidere le reazioni del corpo con le esigenze dell’ambiente. Questo rafforza il ruolo degli stati fisici, non lo sminuisce affatto.

Le emozioni si sono evolute non come sentimenti coscienti, differenziati più o meno linguisticamente, ma come stati del cervello e come risposte del corpo. In altre parole, sistemi sottostanti emozionali generano gli stati cerebrali e le espressioni fisiche che le parole, successivamente, descrivono e valutano.

Uno dei più alti compiti cui sono chiamati counselor e psicoterapeuta è quello di districare l’aggrovigliata matassa competitiva tra pensiero ed emozioni individuando un’integrazione armonica tra ragione e sentimento e proponendo la collaborazione tra cognizione ed emozione e tra mente e corpo.

Come è noto, affetti ed emozioni non sono mai del tutto inconsci, originano in epoca prenatale e si possono localizzare in aree sottocorticali. Non tutti i sentimenti sono delle emozioni, ma tutte le esperienze emotive coscienti sono dei sentimenti che costituiscono le esperienze soggettive attraverso le quali conosciamo le nostre emozioni (Damasio, 1995).

I sentimenti altro non sarebbero se non il contenuto della relazione tra il Sé e l’Altro, tra l’io e l’ambiente, così Bateson (2013). Ci sono evidenze ottenute con Risonanza Magnetica funzionale che dimostrano forte coerenza tra le attivazioni limbiche sottocorticali tutte le volte che una o più emozioni vengono attivate e una conseguente diminuzione dell’attivazione neocorticale (cognitiva).

La ristrutturazione cognitiva, da sola, non è sufficiente a ristabilire in modo funzionale e positivo l’omeostasi affettiva, i circuiti emotivi. Viceversa, una tangibile modificazione degli affetti, dei sentimenti e delle emozioni, può modificare i processi cognitivi (Siegel, 2001).

Ovviamente, nel colloquio di ascolto e di aiuto è necessario saper attuare la giusta modulazione reciproca tra cognizione ed emozione. Nel colloquio l’ascolto delle emozioni deve tendere a far sì che il cliente identifichi, esprima e nomini i propri sentimenti e ne sappia valutare l’intensità emozionale per meglio controllarli e regolarli. In altre parole, il Sé dell’io sofferente deve emergere da una serie di dimensioni processuali e meccanismi interiori quali, ad esempio, l’essere consapevoli di sé  riconoscendo le proprie emozioni, l’assumere un atteggiamento positivo verso la vita, il controllare lo stress attraverso pratiche di immaginazione, visualizzazione e metodiche di rilassamento psicofisico, il saper comunicare i propri sentimenti e contemporaneamente accogliere e ascoltare quelli degli altri, l’essere orgogliosi di sé accettando i punti di forza e le debolezze, l’assumere responsabilità decisionale sapendo collaborare con gli altri e negoziando compromessi soddisfacenti (Goleman, 2016).

Alessandro Bigarelli

 

BIBLIOGRAFIA

    • Bateson, G. (2013). Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi (28esima ed.).
    • Damasio, A. R. (1995). L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano. Milano: Adelphi.
    • Goleman, D. (2016). L’intelligenza emotiva che cos’è e perché può renderci felici. Milano: Rizzoli.
    • Siegel, D.J. (2001). La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale. Milano: Cortina.
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