Dalla psicologia alla spiritualità (glossario minimo): L’Essere

Dalla psicologia alla spiritualità (glossario minimo): L’Essere

 

Dalla psicologia alla spiritualità (glossario minimo):
L’Essere

(P) In psicologia la coscienza di sé (l’Essere) ha a che fare con la consapevolezza di percepire, ricordare, provare emozioni, pensare, insomma con la capacità di esercitare le funzioni psichiche che, non dimentichiamolo, secondo alcuni, sono fondamentalmente impulsi neurali. Ancora oggi, in neuropsicologia e nelle neuroscienze, definire cosa sia la coscienza è un tema controverso. Resta però plausibile che la coscienza di sé risieda nella relazione con la comunicazione intenzionale e simbolica che fornisce all’Essere l’autoconsapevolezza di essere/esistere. La coscienza di sé è dunque la conoscenza della propria esistenza. Essa però non esiste in quanto funzione localizzata in una precisa area del cervello: non esiste la coscienza in sé, può esserci la coscienza in qualche cosa. Merleau-Ponty definisce la coscienza l’ambiente dell’universo. La coscienza è dunque conoscenza e vigilanza, atto soggettivo dell’essere prodotto nell’auto-osservazione o introspezione. Le moderne neuroscienze ne registrano le onde cerebrali mediante l’elettroencefalogramma, la risonanza magnetica funzionale e la tomografia ad emissione di positroni. In neuropsicologia molto diffusa è la cronometria mentale. In psicoanalisi la coscienza dell’essere e di esistere origina dalle pulsioni e dall’affettività e su queste agisce fissandosi su di esse come pensiero. Nella Terapia Cognitiva basata sulla Mindfulness (MBCT) si insegna ad imparare ad apprezzare la modalità dell’essere in contrapposizione con l’orientamento al fare, con la fissazione verso uno scopo. Con la pratica l’individuo costruisce un percorso efficace e alternativo di auto-aiuto, utile quando si accumuleranno le routine del dover fare, tutte generatrici di depressione. Il luogo-chiave attraverso cui imparare a rapportarsi in modo differente verso la propria esperienza psico-fisica è il corpo: una consapevole attenzione alle manifestazioni corporee di un disagio o problema consente di distogliere tante risorse da pericolosi automatismi mentali (ruminazioni e ossessioni, ad esempio).

(S) Nelle teosofie orientali la consapevolezza dell’Essere e di essere è comprensione intuitiva, è illuminazione. Entrambi questi stati naturali si danno quando l’individuo è presente, quando la sua attenzione è completamente e intensamente focalizzata sull’Adesso. Lo stato di consapevolezza pura non necessita del pensiero [lo stesso avviene nella fenomenologia esistenzialista occidentale (Husserl, Heidegger) per la quale la consapevolezza dell’essere o essente e quella di esserci cioè esistere nel qui e ora (das Da-Sein) si danno solo con la percezione e non sono mai comprese razionalmente]. La dimensione di quiete interiore che è l’Essere emerge quando ci si distanzia dall’incessante brusio mentale, quando ci si ‘disidentifica’ dalla mente razionale che si pone spesso come ostacolo ad ogni esperienza interiore, psichica e spirituale. L’Essere è essenza immediatamente accessibile in quanto sensazione della propria presenza, racchiusa tutta dentro all’affermazione “Io sono”. Ricordiamocelo di dirlo a noi stessi di quando in quando. Ovviamente la consapevolezza dell’Essere passa attraverso la consapevolezza dei pensieri razionali che vanno semplicemente accolti per quello che sono, non combattuti né negati. Accettare ciò che è così com’è ha l’effetto benefico di indebolire l’energia che alimenta le abitudini cognitive automatiche e deprimenti. Per riappropriarsi e impossessarsi consapevolmente del proprio essere occorre distogliere l’attenzione (succube) dal pensiero rivolgendola in modo efficace al corpo e al respiro. È nel corpo che l’Essere viene percepito come campo energetico di vita. Inoltre, l’essere e l’esistente altro non sono se non respiro: il respiro ci respira, ed ecco il miracolo della vita.

Alessandro Bigarelli

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