Campagna stop trump

Stop Trump dimostra ancora una volta che il neuromarketing in politica funziona

Condividi
Share on FacebookShare on LinkedInTweet about this on TwitterPin on Pinterest
 

Donald Trump è il peggior incubo del establishment repubblicano, ma la leadership del GOP, sigla utilizzata per il Partito Repubblicano, non è riuscita a trovare un modo per fermarlo.

I margini di vittoria di Trump sono stati particolarmente significativi. Fino a poco tempo prima, era riuscito solo a vincere le primarie con un ridotto scarto percentuale. Ad esempio, ha vinto New Hampshire con il 35 per cento dei voti, South Carolina con il 32 per cento, in Michigan con il 36 per cento, e Illinois, con il 38 per cento. L’incapacità di Trump di ottenere la maggioranza dei voti nelle prime primarie ha dato al Partito Repubblicano una speranza. L’idea era che potessero trovare un candidato anti-Trump per bloccare il suo cammino verso la nomination.
Ma Trump non è più solo un candidato. La prima svolta è arrivata a New York il 19 aprile, quando ottiene il 60 per cento dei voti, in Connecticut con circa il 58 per cento dei voti ed in Delaware con il 61 per cento.
A peggiorare le cose per il movimento Stop Trump, l’inconsistenza di Ted Cruz che non ha saputo attrarre sulla propria figura la maggioranza di voti.

Trump è la creazione di un nuovo partito repubblicano che è profondamente pessimista circa le prospettive d’America in patria e all’estero

Anche Lackoff in un recente articolo, si è chiesto come Donald Trump abbia vinto le primarie repubblicane, malgrado la sua distanza da molte classiche posizioni del partito. Certo, la gente è arrabbiata e non vuole più politici, ma questo non spiega perché proprio Trump incontri il favore. Infatti il miliardario americano apprezza la sicurezza sociale, respinge il TTP, non è religioso ed anzi disprezza pubblicamente le pratiche religiose, afferma che le aziende farmaceutiche e quelle di assicurazione stanno accumulando troppi profitti e lo stesso gli appaltatori militari. Addirittura insulta importantissimi gruppi di voto, come i latinos, i mussulmani e vuole espellere 11 milioni di immigrati.

In breve, Trump è la creazione di un nuovo partito repubblicano che è profondamente pessimista circa le prospettive d’America in patria e all’estero.  Posizioni simili infatti, sarebbero considerate un suicidio politico in qualsiasi altro caso. Lakoff propone di considerare che il conservatorismo unisce normalmente orientamenti contraddittori, come essere contro l’aborto e a favore delle armi da fuoco, essere contro il governo ma non contro l’esercito, a favore della pena di morte ma a favore della vita. Posizioni che trovano per lui senso come posizioni morali incapsulate in forme di vita comuni e che si riferiscono alle esperienze familiari di base

  • la famiglia di cura parentale (progressista)
  • la famiglia padre severo (conservativa)

Nella seconda l’esperienza di base è che il padre sa il meglio, perché sa distinguere il bene dal male ed ha l’autorità necessaria per assicurarsi che i figli e le famiglie discendenti facciano ciò che impone, che è giusto, facendoli diventare disciplinati ed internamente forti, dunque capaci di prosperare nel mondo.

donald trump neureka

Trump articola fino in fondo questa struttura. Insulta pubblicamente e senza pietà gli altri candidati perché agli occhi dei conservatori che lo osservano la competizione elettorale è semplicemente una battaglia. Tutto è consentito e la vittoria salva ogni mezzo usato per ottenerla. Per fare un paragone italiano, moltissimi comportamenti spregiudicati, portati avanti per venti anni da Silvio Berlusconi funzionavano esattamente secondo lo stesso meccanismo. Le vittorie sono sempre meritate. La forza è giustificazione sufficiente a se stessa.

Resta quindi da capire perché il movimento Stop Trump non ha funzionato. Uno dei motivi è che per la mente umana è molto difficile cogliere e ricordare l’impotenza della negazione. Significa che negare qualcosa, contrastarlo con tutte le forze non serve a cancellare ciò che viene negato ma contribuisce alla sua conferma e rinforza quel che viene negando. Lo spiegò bene, in riferimento alla comunicazione politica, il linguista e scienziato cognitivo George Lakoff nel suo Non pensare all’elefante! È l’errore che ha fatto per anni il centrosinistra italiano con Berlusconi, limitandosi a negarlo e con ciò rinforzandolo. È l’errore che fanno tutti i movimenti No-qualcosa, dai No Global ai No-Tav e che, recentemente, ha fatto anche il movimento Stop Trump.

Trump ha coniato uno dei migliori slogan di sempre Make America Great Again. Rendi l’America Grande Ancora. Lo slogan, con una chiamata diretta al cervello conscio e inconscio dell’elettore, vuole responsabilizzare ogni cittadino con l’obiettivo di portarlo al voto.  Trump vuole richiamare un’epoca, quella della Grande America, che rievoca sensazioni piacevoli e che riporta col pensiero all’America dei loro genitori, dove tutto era, almeno apparentemente, migliore e vuole legare la propria immagine a quella sensazione. Per questi motivi, non importa ciò che potrebbe accadere nel mese di novembre, Trump lascerà un segno profondo e duraturo sul Partito Repubblicano per molto tempo dopo le elezioni 2016.

Andrea Paci

Fonte The Conversation, Wired, Tempo Fertile

Condividi
Share on FacebookShare on LinkedInTweet about this on TwitterPin on Pinterest

1 comment on “Stop Trump dimostra ancora una volta che il neuromarketing in politica funzionaAdd yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *