Depressione: esistono diversi tipi di patologie che richiedono interventi altrettanto differenziati e specifici

Tecniche di neuroimmagine e SCC

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In un recente studio, Dunlop e collaboratori della Emory University School of Medicine di Atlanta hanno evidenziato, grazie all’utilizzo dell’fMRI, come la presenza di un’attivazione cerebrale ben specifica a livello della corteccia cingolata subcallosale (SCC, una porzione della corteccia cingolata anteriore, area da tempo nota per le vaste interconnessioni con aree quali insula, corteccia prefrontale, amigdala) possa aiutare ad identificare la tipologia di intervento migliore, per persone affette da depressione.

Le tecniche di neuroimmagine potrebbero essere utilizzate per differenziare le tipologie di trattamento nei soggetti

Lo studio, denominato PReDICT, ha coinvolto inizialmente un campione di 400 persone tra i 18 e i 65 anni che, nonostante soddisfacessero i criteri per un Disturbo Depressivo Maggiore (DDM), non erano mai stati curati per un disturbo dell’umore. I soggetti partecipanti erano quindi stati assegnati in modo randomico ad un trattamento di 12 settimane.

All’inizio dello studio, prima dell’assegnazione dei trattamenti, i partecipanti erano stati sottoposti ad una valutazione di tipo biologico comprensiva, tra i vari testi, anche di una scansione cerebrale di tipo funzionale (fMRI).

Gli autori affermano quindi che esistono diversi tipi di soggetti e che richiedono trattamenti altrettanto differenziati

Le tecniche di neuroimmagine sono così state utilizzate come punto di partenza per poter valutare la presenza o meno di differenze nell’attivazione cerebrale sulla base del tipo di trattamento ricevuto e dell’esito (remissione sintomatologica vs. mancanza di remissione).

Dalle analisi è così stato possibile affermare che, così come esistono diverse tipologie di cancro, esistono anche diversi tipi di patologie che richiedono interventi altrettanto differenziati e specifici. Sulla base di quanto emerso recentemente, sembra che le tecniche di neuroimmagine, nella fattispecie la risonanza magnetica funzionale, possano essere utilizzate proprio per operare questa differenziazione.

Sulla base della scansione cerebrale sarebbe così possibile abbinare in modo efficace le diverse tipologie di pazienti affetti da depressione con i trattamenti per loro più efficaci, evitando al contempo quei trattamenti che difficilmente potrebbero apportare qualche beneficio.

Andrea Paci

Fonte Stateofmind

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