AQUALUNG - Dalla musica alla scienza cognitiva (parte prima)

Aqualung – Dalla musica alla scienza cognitiva (parte prima)

 

Aqualung – Dalla musica alla scienza cognitiva (parte prima)

I Jethro Tull, gruppo rock progressive fondato nel 1967 da Ian Anderson, rappresentano una  tappa fondamentale della musica rock anni’70. La loro musica è caratterizzata dalla presenza dominante del flauto traverso suonato dal loro leader che rappresenta una particolarità nel panorama musicale loro contemporaneo.

Tra i brani più famosi, contenuto nell’omonimo album uscito nel 1971, vi è senza dubbio Aqualung, il cui nome particolare deriva da un modello di respiratore artificiale che ricorda il respiro affannoso di un homeless.

Il brano infatti riassume la vita di un senza tetto (identificato solo attraverso un soprannome “Aqualung”); nella prima strofa è rappresentato subito in misere condizioni, in un parco mentre osserva dei bambini giocare.

Sitting on a park bench / eyeing little girls with bad intent. / Snot running down his nose / greasy fingers smearing shabby clothes. / Drying in the cold sun / Watching as the frilly panties run. / Feeling like a dead duck / spitting out pieces of his broken luck; [Seduto su una panchina nel parco / Osservando delle ragazzine con cattive intenzioni / Moccio cola dal suo naso / Dita unte imbrattano vestiti logori / Si asciuga al sole / Mentre guarda le mutandine di pizzo che corrono / Sentendosi come un’anatra morta / Sputando pezzi della sua fortuna rotta]

Aqualung viene rappresentato come un maniaco con cattive intenzioni; tuttavia quello che è realmente viene descritto nella seconda strofa: un vecchio povero e solo

Sun streaking cold / an old man wandering lonely. / Taking time / the only way he knows. / Leg hurting bad, / as he bends to pick a dog-end / he goes down to the bog / and warms his feet. / Feeling alone / the army’s up the road / salvation à la mode and / a cup of tea. / Aqualung my friend / don’t start away uneasy / you poor old sod, you see, it’s only me  [Freddi strali di sole / Un vecchio cammina solitario / Passando il tempo / Nell’unico modo che conosce / La gamba gli fa molto male / Mentre si china per prendere un mozzicone di sigaretta / Scende giù verso l’acquitrino / E si scalda i piedi / Si sente solo / L’Esercito [della Salvezza] è in fondo alla strada / Salvezza alla moda / Ed una tazza di tè / Aqualung amico mio / Non allontanarti a disagio / Povero stronzo, lo vedi, sono solo io.

A livello musicale il passaggio da ciò che Aqualung sembra a ciò che effettivamente è, è segnalato dal cambio di ritmo che diventa più lento e meditativo.

Da un punto di vista cognitivo, sul quale il testo della canzone ci permette di ragionare, Aqualung viene considerato attraverso l’euristica della rappresentatività.

La prima che dobbiamo porci è: cosa è una euristica?

Per euristica si deve intendere una strategia di pensiero o una scorciatoia mentale che permette giudizi veloci e talvolta efficaci.

Nel 2011 nel suo celebre testo Pensieri lenti e veloci, Daniel Kahneman ci spiega l’esistenza di due processi di pensiero. Il Sistema 1, veloce e intuitivo che presiede l’attività cognitiva automatica e involontaria che si fonda  sulle abitudineìi, sulle conoscenze già acquisite, sulla normalizzazione del mondo, e il Sistema 2, lento e riflessivo che entra in azione quando una persona deve svolgere compiti che richiedono attenzione e controllo che si fonda sul concetto di novità e che coincide sostanzialmente con una forma di pensiero definita “razionale”. Mentre al Sistema 1 corrispondono le euristiche, al Sistema 2 corrispondono gli algoritmi, ovvero strategie di risoluzioni di problemi costituite da sequenze di operazioni che consente di risolvere tutti i quesiti di una stessa classe.

É importante sottolineare come le euristiche non siano errori di prestazione (errori causati, ad esempio da limiti mnestici o problemi di attenzione) ma di competenza ovvero intrinseci ai meccanismi della cognizione e quindi sistematici. Significa che gli individui, nell’esprimere i loro giudizi non utilizzano le regole della logica o della probabilità, ma si avvalgono di un insieme di regole e principi che possono portare a giudizi e scelte corrette ma che, in determinati contesti, inducono ad errori sistematici. Assumere che il nostro sistema cognitivo, nella maggior parte dell’agire quotidiano, faccia affidamento a euristiche, significa infliggere un duro colpo all’illusione di una razionalità formale (che ad esempio Piaget definiva come fine ultimo dello sviluppo cognitivo attraverso una sequenza teleologica di stadi cognitivi) e inoltre accettare il concetto espresso da Herbert Simon di razionalità limitata. Lungi da ricercare in ogni occasione la scelta ottimale, dobbiamo limitarci ad una scelta che sia “buona abbastanza”. In altre parole ancora significa accettare quella che nella teoria dei sistemi complessi viene chiamata razionalità ristretta.

La spiegazione è intrinseca alle stesse funzioni mentali: sarebbe impossibile per la mente umana processare ogni volta tutte le informazioni che derivano dall’ambiente circostante. Funzioniamo tramite selezione e questo avviene sia a livello puramente cognitivo, sia nel sistema dell’attenzione (che è per sua natura selettiva), sia nel sistema mnestico per il quale la dimenticanza diventa necessaria per poter immagazzinare nuove informazioni.

Per avere un quadro iconico di come sia possibile questo passaggio da algoritmo a euristica, si può considerare una tabella di contingenza 2×2.

Conseguenza presente

Conseguenza assente

Stimolo presente

a

b

Stimolo assente

c

d

Da un punto di vista puramente razionale per ogni avvenimento dovremmo prendere in considerazione 4 casi:

    1. Stimolo presente – conseguenza presente: a
    2. Stimolo presente – conseguenza assente: b
    3. Stimolo assente – conseguenza presente: c
    4. Stimolo assente – conseguenza: d

Se da un punto di vista i quattro tipi di contingenza (a,b,c,d) hanno uguale importanza, da un punto di vista psicologico, nell’atto del giudizio, ad essi viene attribuito un peso (w) diverso:

w(a)>w(b)>w(c)>w(d) [Kao e Wasemann (1993]

Da questo ne conseguono due conseguenze:

  1. la presenza ha un “peso” maggiore dell’assenza;
  2. fino a quando non interviene qualcosa che rompe tale catena, ovvero che genera “sorpresa”, si tende a fermarsi sul dato di fatto senza interrogarsi sul resto, ovvero si tendono a adottare euristiche: è più facile pensare Aqualung come un maniaco invece che un vecchio solo e povero.

Possiamo pensare la sorpresa come qualcosa che va contro le nostre aspettative. Per poter avere un certo tipo di sicurezza, l’uomo ha bisogno di normalizzare, banalizzare il mondo, avere delle regolarità (reali o anche immaginate) nelle quali possa radicarsi, qualcosa che sia esente dal dubbio. Queste aspettative dal punto di vista psicologico vengono chiamati schemi. Per schema intendiamo qualsiasi struttura di conoscenza che specifica le proprietà generali di un tipo di oggetto o evento tralasciando i dettagli irrilevanti; sono strutture di conoscenza nelle quali si trovano informazioni apprese e depositate in forma interconnessa nella nostra memoria a lungo termine. Le informazioni che fanno parte di uno stesso schema si riferiscono tutte al medesimo oggetto che viene identificato attraverso una etichetta linguistica. Lo schema permette di riconoscere in modo preciso gli elementi che rappresenta attraverso la codifica dei tratti essenziali che li contraddistinguono e può rappresentare oggetti, persone, gruppi, situazioni o eventi.

Nicola Carboni

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