Dipendenza da Smartphone o Cellular Addiction – parte quinta

Dipendenza da Smartphone o Cellular Addiction – parte quinta

 

20° articolo per la nostra rubrica dal titolo “Dipendenza da smartphone. Il paradosso della solitudine”, curata da Jessica Guidi

Dipendenza da Smartphone o Cellular Addiction – parte quinta

«Il fatto che un numero elevato di persone non sono intenzionate a riflettere e tendono a fare un uso maggiore dello smartphone per le ricerche su Internet, lascia intendere che la gente ricerca prevalentemente informazioni in realtà già note o facili da imparare. Non essendo tuttavia disposta a fare lo sforzo di pensiero necessario alla memorizzazione e al richiamo alla memoria».
Betsy Sparrow (2011) e i suoi collaboratori hanno pubblicato sulla rivista speciale Science, quattro esperimenti in cui rilevano un’influenza negativa del motore di ricerca Google, rispetto a libri, giornali, e riviste, sulle capacità di memorizzazione e richiamo alla memoria di informazioni. Si assiste infatti al fenomeno del «directed forgetting»: si dimentica quanto si sa di poter avere facilmente disponibile sulla rete (Google).

Inoltre, le persone dipendenti dal telefonino tendono a ritirarsi sempre di più dal rapporto con il mondo, trascorrendo molto tempo da soli, e per sopportare la solitudine, creata da loro stessi, si trovano ore e ore con il telefonino in mano.
Interfacciandosi continuamente con un display di trasmettere le loro emozioni in modo adeguato, facendo ricorso solamente al linguaggio scritto e la comunicazione verbale. Oltre a questo, se telefonano in continuazione a qualcuno e fanno uso del proprio pensiero soltanto a questo scopo, corrono anche il rischio di disimparare a usare la mente per immaginare l’altro e le cose del mondo.

Spesso chi ne fa un uso eccessivo di questi dispositivi finiscono per essere «soli insieme», “alone together,” termine coniato da Sherry Turkle (2011).

Lo smartphone diventa il mezzo elettivo per le relazioni interpersonali, per mantenere il contatto con gli altri, ma il contatto diretto, intimo diventa solo quello con il nostro cellulare.

Mantenendo sempre costantemente i contatti con altre persone attraverso il proprio telefonino, non sono mai vissuti come assenti; ciò genera una mancanza della possibilità di sperimentare la dimensione del lutto e la sua possibile elaborazione di esso, un’esperienza centrale per la differenziazione tra “mondo interno” e “mondo esterno” che, soprattutto fra i giovani, può rendere confusi e persino “fusi”, con possibili conseguenze negative sulla capacità di mentalizzazione e di interiorizzare l’altro attraverso la rappresentazione fantastica della realtà.

Un altro rischio è quello di non riuscire a separare tra “pubblico” e “privato”, tra “intimo” e “condiviso”, una distinzione che è invece un aspetto fondamentale per la costruzione della propria identità attraverso la possibilità di stabilire dei confini che sono la base delle capacità di entrare in contatto.

Lo smartphone è diventato un modo, e in alcuni casi l’unico modo per rappresentare, vivere e dominare la realtà; con le sue innumerevoli possibilità tecniche in grado di regalare l’idea di poter essere presente e capace di “fermare il tempo”, con una o più immagini, un’illusione di potere che può essere spinta fino alla sensazione estrema di onnipotenza.

All’uso eccessivo si affiancano quelle conseguenze comuni della dipendenza e la cronicizzazione di questi sintomi può portare a depressione, insonnia e solitudine.

La dipendenza dal telefonino si associa spesso ad altre dipendenze, come ad esempio la sindrome da shopping compulsivo e la dipendenza affettiva, la videomania e la “sindrome del “Selfie”, termine comparso negli Stati Uniti, “Selfie-Syndrome”, disturbo che colpisce le persone eccessivamente preoccupate della propria immagine digitale sui social.

Spesso le persone che fanno un uso smoderato dello smartphone rischiano di ritirarsi dal rapporto con il mondo e di rimanere sempre più sole, per sopportare questa solitudine si trovano ore con il telefonino in mano giocando a giochi interattivi, inviando sms, e «rischiano di disimparare sia a trasmettere le loro emozioni in modo adeguato usando la comunicazione verbale sia a usare la mente per immaginare l’altro e il mondo», spiega ancora Michela Romano.

Altri disagi che si manifestano sono: la perdita di interessi, forti balzi d’umore, disturbi del sonno e dell’alimentazione, uso di farmaci e droghe, conflitti con le persone vicine, problemi di lavoro.

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