Cesare Lombroso, attento ai rapporti tra genio, follia e crimine, che indaga con metodo medico-psicologico

Il fondatore dell’antropologia criminale, Cesare Lombroso

 

Nulla somiglia più ad un matto, sotto l’accesso,
quanto un uomo di genio,
che mediti e plasmi i suoi concetti.

Cesare Lombroso

Ricorre oggi l’anniversario della nascita del fondatore dell’antropologia criminale, Cesare Lombroso.

Nel 1835 nasce a Verona Marco Ezechia Lombroso, meglio noto come Cesare, da un’agiata famiglia ebrea. Il giovane Lombroso studia medicina all’Università di Pavia dove si laurea nel 1852. Dal 1862 riceve dapprima un incarico come professore di clinica psichiatrica e di antropologia, poi come direttore del manicomio di Pesaro e successivamente come ordinario di medicina legale nel carcere di Torino.

Le indagini di Lombroso si muovono sempre tra antropologia, psichiatria e medicina legale, le tre discipline così intimamente legate e convergenti sullo studio psicofisico dell’uomo sano e dell’anormale e su quello dei loro rapporti con l’ambiente e la società.

È sostenitore dei principi di irresponsabilità e convinto della natura sostanzialmente patologica del delinquente nato, della possibilità di spiegarne la degenerazione morale attraverso le sue anomalie fisiche (ad esempio, una fossetta di alcuni centimetri presente alla base del cranio in luogo della normale cresta occipitale). Rivolge anche una particolare attenzione ai rapporti tra genio, follia e crimine, che indaga con metodo medico-psicologico.

Uomo di scienza, positivista e determinista, ritenuto il padre della moderna criminologia e fortemente influenzato dalla fisiognomica, dal darwinismo sociale e dalla frenologia, è l’uomo di cultura italiano di fine 800 più noto al mondo. Il suo nome resta legato soprattutto all’antropologia criminale, di cui è ritenuto il fondatore, mentre le sue idee inizialmente sviluppate in ambito medico-psichiatrico, trovarono immedita traduzione in autori come Enrico Ferri e Raffaele Garofalo (“scuola positiva del diritto penale”).

Tra le sue opere più importanti, ricordiamo: La medicina legale dell’alienazione (1873); L’uomo criminale (1875); L’uomo delinquente (1876); L’antisemitismo e le scienze moderne (1894); Il crimine, causa e rimedi (1899), sintesi dei lavori precedenti.

Per approfondimenti: www.treccani.it

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