Quando musica e filosofia si incontrano: considerazioni intorno a Free Will dei Rush

Quando musica e filosofia si incontrano: considerazioni intorno a Free Will dei Rush

 

Quando musica e filosofia si incontrano:
considerazioni intorno a Free Will dei Rush

Nessuno è più schiavo di colui che crede di essere libero senza saperlo.
J.W. Goethe

Per molti la libertà è la facoltà di scegliere la propria schiavitù
G. Le Bon 

Or ti piaccia gradir la sua venuta: libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta. Con queste parole Virgilio, nel primo canto del Purgatorio, presenta Dante a Catone, entrambi accomunati dal porre la libertà come valore fondante del loro essere uomini, anche a costo, nel caso dell’Uticense, della vita.

Irrinunciabile, fondamentale è infatti la libertà, un valore per il quale si è disposti a combattere, a ribellarsi, a mettersi in gioco completamente. Ma cosa si intende per “libertà”?

La musica, come mezzo per veicolare e ragionare sulle grandi tematiche esistenziali dell’essere umano, ne ha fatto uno degli argomenti centrali. Si potrebbero citare innumerevoli canzoni a riguardo, Born to be wild dei Steppenwolf, Redemption Song di Bob Marley, Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, La libertà di Giorgio Gaber; tuttavia vorrei concentrarmi su Free Will dei Rush, gruppo canadese degli anni 70 – 80 considerato fra i massimi esponenti del rock progressivo e precursore del progressive metal.

Estremamente interessante è il ritornello: You can choose a ready guide in some celestial voice/ If you choose not to decide, you still have made a choise/ You can choose a phantom fears and kindness that can kill/ I will choose a path that’s clear/ I will choose frewill [Puoi scegliere una guida disponibile in qualche voce celeste/ se scegli di non decidere, hai fatto una scelta/ Puoi scegliere tra fantasmi e gentilezze che uccidono/ Io sceglierò un percorso chiaro/ Io sceglierò il libero arbitrio].

In maniera alquanto arbitraria possiamo elencare quattro concezioni del concetto di libertà.

  1. Libertà come Autodeterminazione
  2. Libertà come Necessità
  3. Libertà come Possibilità
  4. Libertà come Realizzazione.

Alla libertà come autodeterminazione possiamo ascrivere i Rush. Secondo tale concezione la libertà è potenzialmente infinita e priva di limitazioni in quanto dipende unicamente dal soggetto e dalle sue facoltà. Scrive Aristotele ne L’Etica Nicomachea «Nelle cose infatti in cui l’agire dipende da noi, anche il non agire dipende da noi, e là dove siamo in grado di dire di no, possiamo anche dire di sì. Sicché se il compiere una azione bella dipende da noi, dipenderà da noi anche non compiere una azione brutta». L’autodeterminazione presuppone quindi che il soggetto sia principio di se stesso o Causa sui in quanto dotato di libero arbitrio. Così afferma Tommaso D’Aquino nella Summa Theologiae «Il libero arbitrio è la causa del proprio movimento perché l’uomo, per il libero arbitrio, determina se stesso ad agire». È palese come questo implichi l’esclusione di ogni forma di determinatezza che venga da fuori, nel testo del brano sopra riportato, viene identificata con la celestial voice.

Al contrario la libertà come Necessità presuppone un determinismo assoluto facendo coincidere la libertà individuale con un quella di un Tutto (Sostanza, Ordine Cosmico etc). L’origine di questa concezione è il pensiero degli Stoici secondo i quali solo il sapiente può essere libero perché persegue una vita secondo natura (di tipo razionale) conformandosi in tal modo al Logos inteso come ordine del mondo o destino. A tale posizione possiamo includere Spinoza (Deus sive Natura), Schelling e Nietzsche (Amor fati).

La terza concezione restringe lo spazio della libertà alle possibilità. Molto realisticamente è difficile affermare che scegliere laddove vi sia una sola possibilità, sia effettivamente una scelta libera. Secondo tale visione quindi la libertà è direttamente proporzionale al numero di Possibilità entro le quali un soggetto possa vagliare le opzioni.

La quarta concezione, la libertà come Realizzazione, che ha come paradigma il Mito della Caverna di Platone, descrive la Libertà come un processo di tipo trascendente o anagogico che è al medesimo tempo esistenziale e conoscitivo. Nella comprensione del vero Essere, l’uomo comprende la sua Essenza. Tale concezione lega la libertà alla Verità (a un tempo Epistemologica ed Etica) e la schiavitù, all’ignoranza. A tale concezione possiamo includere Platone, Plotino e neoplatonici, filosofi indiani quali Gaudapada e Sankara.

Una riflessione molto interessante deriva dalla divisione operata da Isaiah Berlin fra libertà negativa o “libertà da” (intesa come le interferenze esterne nella misura in cui limitino le capacità di azione) e libertà positiva o “libertà di” (che tiene conto del contesto entro le quali si attuano le scelte) che grossomodo coincidono con la prima e la terza concezione sopra analizzata.

La libertà negativa si avvicina al significato primario del termine greco έλευθερια [eleutheria] che definisce colui che non ha impedimenti nel proprio agire.

Essere “liberi da” ma Liberi da che cosa? (utilizzando le parole del brano di Vasco Rossi Liberi liberi). Domandarsi quali siano le condizioni di possibilità di affrancamento dai condizionamenti per avere uno spazio nel quale tutte le azioni e le scelte siano determinate dal solo libero arbitrio, significa far incontrare lo “psicologico” con il “biologico” e lo “storico”.

Anzitutto vi è una determinatezza di tipo biologico – genetico. L’essere nati con un corredo di Dna, quanto può pre-determinare il nostro agire? Se agisce a monte dell’intenzione quanto sono libero nel momento in cui compio una scelta?

Poi vi è una determinatezza di tipo “storico”: appartenere ad una determinata cultura in un dato periodo storico, in un determinato spazio geografico.

Queste due dimensioni pongono inevitabili interrogativi circa i limiti effettivi (e la fatticità stessa) della libertà come autodeterminazione.

In sostanza, si può parlare di un Free Will? E se si, in quale misura? Andando ancora più in profondità riecheggia la domanda socratica: Τι έστι [Ti esti] Che cosa è la libertà? E cosa è l’uomo per il quale la libertà è valore fondamentale?

Nicola Carboni

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