Ricordiamo uno dei maggiori e più influenti poeti italiani del novecento nonché precursore dell’ermetismo: Giuseppe Ungaretti

 
La parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, mai. Lo avvicina.
Giuseppe Ungaretti

Ricordiamo uno dei maggiori e più influenti poeti italiani del novecento nonché precursore dell’ermetismo: Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti è stato uno dei poeti italiani più influenti del secolo scorso contribuendo a sviluppare lo stile di scrittura noto come “Ermetismo”, corrente letteraria che trasse linfa dal pensiero simbolista e dalla tematica surrealista.  La sua prima opera di poesia pubblicata fu prodotta mentre era in prima linea nella Prima Guerra Mondiale, combattendo in trincea. Nel 1970 è stato insignito del Neustadt International Prize for Literature or Books Abroad Prize dall’Università dell’Oklahoma.

L’infanzia

Giuseppe Ungaretti nasce il 10 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto. I suoi genitori sono immigrati italiani che si sono trasferiti in Egitto affinché il padre potesse svolgere un lavoro come operaio per la costruzione del Canale di Suez. Quando Ungaretti ha solo due anni, suo padre muore e sua madre sostiene la famiglia con i guadagni di un lavoro presso una panetteria in una sezione italiana di Alessandria. Il piccolo Giuseppe si rivela da subito un giovane lettore instancabile che presto scopre Leopardi, Racine e Nietzsche, autori che lo segnano e che faranno parte della sua produzione letteraria. Durante i suoi giorni di scuola in Egitto, il giovane scrittore Giuseppe Ungaretti viene profondamente influenzato soprattutto dai poeti simbolisti francesi come Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé. La sua “tecnica di oscuramento” si basa sul movimento del simbolismo e sulla convinzione che il poeta sia il custode di misteriosi segreti. Le sue opere rivelano una preoccupazione per questioni filosofiche come i misteri del cosmo e l’insignificanza della vita umana. Ungaretti frequenta le scuole in Egitto fino al 1912, studiando presso la scuola svizzera della città, fino a quando parte per Parigi per studiare al Collège de France e all’Università della Sorbona. Durante gli anni dell’università, Ungaretti conosce vari artisti e poeti, tra cui Pablo Picasso, Charles Péguy e Paul Valéry e subisce l’influenza di surrealisti come Guillaume Apollinaire e di futuristi come Umberto Boccioni, Ardengo Soffici e Giovanni Papini. Le sue poesie furono pubblicate per la prima volta nel 1915 in una rivista francese.

Le guerre

All’inizio della Prima Guerra Mondiale, Ungaretti viene mandato a combattere nel Carso, nel nord Italia, teatro di alcune delle battaglie più sanguinose della guerra. Prestando servizio nelle trincee durante il conflitto rimane sconvolto dalle brutalità della guerra. Le sue orribili esperienze della Prima Guerra Mondiale sono diventate l’argomento di gran parte dei suoi primi scritti e hanno ispirato i suoi primi due libri di poesia, “Il porto sepolto” (1916), in italiano, e “La Guerre” (1919), in francese. La prima raccolta di versi di Ungaretti, (“Il porto sepolto”) è considerata la sua opera più influente in quanto si discosta dalle forme tradizionali della poesia. Mentre il secondo volume (“La guerre”) si distingue dalle opere dei poeti “Lost Generation” perché non respinge del tutto lo scopo della guerra. “L’Allegria”, già “L’Allegria di Naufragi”, è un’altra importante opera in cui Ungaretti unisce lo stile poetico dei “poètes maudits” e le sue esperienze di soldato.

Nel 1925 aderisce al “Partito Nazionale Fascista” firmando il “Manifesto degli scrittori italiani” filofascista. Ungaretti diventa così membro del Partito Nazionale Fascista e un collaboratore di Benito Mussolini, anche se successivamente cambierà opinioni sul Fascismo. Nel 1920, Giuseppe Ungaretti sposa una donna francese, Jeanne Dupoix, dalla cui unione nascono una figlia (1925) e un figlio (1930). Nel 1921 Ungaretti si stabilisce a Roma per un impiego come dipendente del Ministero degli Esteri, mentre nel 1928 si converte al cattolicesimo. Durante il periodo tra le due guerre, Giuseppe Ungaretti lavora come corrispondente estero per giornali come “Il Popolo d’Italia” e “Gazzetta del Popolo” (1930). Nello stesso periodo, introduce il termine “Ermetismo”, stile di scrittura di cui è debitore di simbolisti come Rimbaud, Mallarmé e Paul Valéry. Nel 1933 pubblica “Sentimento del tempo” che è una raccolta di tutte le poesie scritte tra il 1919 e il 1932. Nel 1936 si trasferisce in Brasile dove inizia a insegnare italiano all’Università di San Paolo. Nel 1942 diviene professore di Letteratura Moderna all’Università di Roma, dove insegna fino al 1957 anno in cui andrà in pensione. Nel 1947 compone “Il dolore” per piangere la morte del figlio. Quando le potenze fasciste iniziano a declinare, viene espulso dall’Università a causa del suo passato fascista. Tuttavia, i suoi colleghi alzarono la voce a sostegno del suo rimpatrio.

Le ultime opere

Pubblica numerosi libri di poesia come “The Life of a Man” (1942-1961), per il quale è considerato uno dei fondatori dell’ermetismo e opere tradotte come Fedra di Racine, una raccolta di sonetti di Shakespeare e poesie di Stephane Mallarmé e William Blake. Altri importanti volumi di poesia che scrive in quegli anni sono “La terra promessa” nel 1950, “Ill taccuino del vecchio” nel 1960 e “Morte delle stagioni” nel 1967.

Per tenersi lontano dal dolore della morte della moglie (1958), viaggia in Italia e all’estero. Durante il suo ultimo viaggio, si ammala di broncopolmonite. Giuseppe Ungaretti muore sotto controllo medico a Milano il 2 giugno 1970 ma viene poi sepolto a Roma in Campo Verano.

In cover: Giuseppe Ungaretti. L’immagine è stata adattata, l’originale si trova qui: commons.wikimedia.org

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