Il cosmo come είκόν (immagine)

Il Timeo e l’Armonia del Cosmo (seconda parte)

 

Il TIMEO e l’Armonia del Cosmo (seconda parte)

Vedi le altre parti dell’articolo di Nicola Carboni  “Il TIMEO e l’Armonia del Cosmo”

Il cosmo come είκόν (immagine)

Il cosmo fisico è anch’esso generato dall’opera del Demiurgo che impone una forma alla materia informe guardando come modello l’Intelligibile, ciò che può essere compreso solo tramite la ragione. In quanto generato è necessario che, come qualsiasi ente sensibile, “τόνδε τόν κόσμον είκόνα” [Timeo 29b1-2] sia immagine di qualcosa.

είκόν è una immagine che rinvia a qualcos’altro che non si manifesta in sé e per sé, ma attraverso indizi che devono essere interpretati. L’atto ermeneutico del dato sensibile è il pedaggio che l’uomo è costretto a pagare in virtù della sua costituzione corporea. Gli enti sensibili, per Platone, sono immagini di qualcosa a cui la natura iconica rinvia e dalla quale dipende la loro esistenza. Ad esempio, un ente che viene definito “bello” è tale perché partecipa dell’idea di Bellezza. A livello ontologico non ha una esistenza autonoma e in sé sufficiente. L’immagine è sempre immagine di qualche cosa che nell’immagine si manifesta come segno. L’errore ontologico è confondere l’immagine per la cosa a cui l’immagine rimanda, ovvero considerare l’είκόν una realtà autosufficiente e autoreferenziale, come lo stolto che, invece di guardare la luna, presta attenzione al dito che la indica. É vero, sembra dire Platone, gli enti sensibili sono soggetti alla generazione e al divenire, su di essi si può fare solo un discorso vero-simile, tuttavia se guardiamo per mezzo dell’intelletto a quel “di” cui le immagini rimandano, possiamo intravvedere una struttura razionale di ogni esperienza possibile nella quale è incluso ogni ordine di ente e che rinvia a quell’Intelligibile che non è possibile cogliere attraverso i sensi e che senza il quale non potrebbe esservi alcun ordine. Un ordine noetico che si manifesta, come indizio, nell’ordine fisico.

Il processo di idealizzazione del dato sensibile si origina dallo stesso ente allorquando si attua la διανοείσθαι (dianoeisthai), il riflettere sulle cose che mette a capo un’unità sintetica dei dati esperibili ponendo quello che è di comune e che non può essere percepito dagli organi di senso. Come viene specificato nel Teeteto questo qualcosa di comune sono le idee generalissime: l’essere, il non-essere, la somiglianza, l’identità, l’alterità, il numero.

La giusta connotazione del dato sensibile, come indizio di una realtà Intelligibile, può dare avvio a quel processo ascensionale che eleva dal piano fisico al piano meta-fisico con la concomitante scoperta del Logos, la ragione sostanziale, immanente all’ente stesso e che si rispecchia nell’uomo attraverso la parola, nella possibilità di un discorso razionale.

Il Cosmo fisico deve dunque mostrare un ordine strutturale che si manifesta alla vista e che dia avvio ad un movimento anagogico del pensiero che permetta di connotare il sensibile secondo la sua natura, quella iconica di un Intelligibile che in esso, in maniera velata, si dia come fenomeno.

Si tratta dell’astronomia che mostra un ordine dinamico fatto di movimenti, di scansioni temporali ben definite.

«Dire che l’intelligenza ordina tutte le cose è degno dello spettacolo che offrono il cosmo, il sole, la luna, le stelle e la rivoluzione celeste» [Filebo, 28e3-5].

«Il dio ha trovato e donato in noi la vista, affinché, osservando nel cielo i movimenti ciclici dell’intelligenza [i movimenti dei pianeti], ce ne servissimo per le circolazioni del pensiero che è in noi, le quali sono affini a quelli, sia pure come circolazioni non ordinate a circolazioni ordinate». [Timeo, 47b6-8,47c1-4].

L’astronomia, lo studio dei movimenti planetari, «obbliga l’anima a guardare verso l’alto e la distoglie dalle cose di quaggiù» [Repubblica, 529a1-2], e a considerare un ordine del Tutto che rende visibile un Intelligibile per mezzo del Numero la cui natura funge quindi da impulso verso l’alto costringendo il pensiero a riflettere sulla natura “pura” del numero, slegato dagli enti sensibili, come aritmetica e non scienza del calcolo che si riferisce a cose visibili e palpabili, facilitando «allo spirito il passaggio dal divenire alla verità dell’essere» [Repubblica, 525c5-6]. L’analisi del κόσμος come είκόν ha reso manifesto il concetto di un ordine di natura numerica.

Nicola Carboni

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