La conoscenza probabilistica degli enti sensibili

Percezione e Conoscenza (seconda parte) – La conoscenza probabilistica degli enti sensibili

 

Percezione e Conoscenza (seconda parte)

Vedi le altre parti dell’articolo di Nicola Carboni  “Percezione e Conoscenza”

La conoscenza probabilistica degli enti sensibili

Quale può essere lo status gnoseologico delle cose sensibili che ontologicamente appartengono alla categoria del divenire? É la  δοξα [doxa], l’opinione. In Platone è sempre presente un parallelismo onto-epistemologico secondo il quale a diversi ordini di “essere”, l’ontologia, corrispondono diversi ordini di conoscibilità, l’epistemologia. L’essere intelligibile degli enti noetici, è ciò che è sempre, non soggetto a mutazione, a generazione e al divenire, è coglibile per mezzo della ragione ed è, gnoseologicamente, oggetto di un discorso vero il cui correlato è αλεθεια [aletheia], la verità. L’essere degli enti sensibili, soggetti al divenire, è coglibile tramite percezione, ed è oggetto di una conoscenza probabile il cui correlato è δοζα, l’opinione secondo un grado di πίστις,  credenza. Tutti i discorsi che riguardano la realtà fisica, di ciò che è generato e sottostà alle leggi del divenire, non possono ambire ad altro che ad una connotazione di verosimiglianza proprio perché l’oggetto sui quali vertono non ha una natura stabile. É necessaria una riflessione su i due concetti di “credenza” e “verosimiglianza” che connotano gli enti sensibili oggetti di  δοξα. Abbiamo appurato che il percetto non è né lo stimolo distale, né lo stimolo prossimale, quindi come possiamo definirlo a livello psicologico?

Il fisiologo tedesco Hermann von Helmholzt propone una interessante teoria: i percetti sono una sorta di conclusione o inferenza sul mondo cui entriamo in contatto attraverso gli organi di senso, a partire ad premesse in parte esterne (stimoli ambientali disponibili) e in parte interne (conoscenze pregresse). Il modello bayesiano che tratterò, deriva dalle idee helmholztiane, tuttavia al posto di una inferenza deduttiva, il punto di partenza è una inferenza probabilistica basata sul calcolo di probabilità. La regola di Bayes descrive come una probabilità a posteriori di una credenza dipende dalla sua probabilità a propri  e dalla sua verosimiglianza. Applicata alla percezione la regola dice che la plausibilità di una interpretazione percettiva (probabilità a posteriori) dipende dalla sua plausibilità prima di avere nuove informazioni sensoriali (probabilità a priori) e dalla specificità di nuove informazioni sensoriali (verosimiglianza).

La conoscenza di un oggetto dipende quindi da un compromesso probabilistico fra conoscenze anteriori e verosimiglianza.

P(H|D) =  P(H) P(D|H) / P(D) H = Ipotesi
D= Dato osservato
P(H|D) = probabilità a posteriori dell’ipotesi alla luce del dato osservato
P(D|H) = probabilità di osservare D a patto che H sia vera
P (H)    = probabilità a priori di H, ovvero il suo grado di credenza
P(D)     = probabilità di osservare D indipendentemente che H sia vera o falsa

P(D) = P (H) P(D|H) + P(¬H) P(D|¬H)  dove H= vera, ¬H= falsa

La regola di Bayes per H vera diventa
P(H|D) =  P(H) P(D|H) / P(H) P(D|H) + P(¬H) P(D|¬H)

Allo stesso modo per H falsa
P(¬H/D) = P(¬H) P(D|¬H)  / P (H) P(D|H) + P(¬H) P(D|¬H)

Facendo il rapporto fra le due regole
P(H|D)/P(¬H/D) = P(H)/P(¬H) x P(D|H)/(D|¬H)

Dove P(H|D)/P(¬H/D) è il rapporto fra una probabilità e il suo completamento che viene chiamato Odd (O); P(D|H)/(D|¬H) allo stesso modo  P(H)/P(¬H)
P(D|H)/(D|¬H) viene chiamato Rapporto di verosimiglianza e si indica con LR

La regola di Bayes diventa
O(H|D) = O(H) x LRd(H)

Il rapporto bayesiano è interessante perché introduce nel nostro rapporto con il mondo di enti fenomenici, analogie con i concetti di “credenza” e “verosimiglianza” già trattati da Platone.

«I discorsi che si fanno intorno a ciò che fu ritratto su quel modello, e che quindi è immagine – gli oggetti che sono ontologicamente determinati dal divenire – sono a loro volta verosimili …ma se presenteremo ragionamenti verosimili allora dobbiamo anche accontentarci, ricordandoci che io che parlo e voi che giudicate abbiamo una natura umana: cosicché, accettando intorno a queste cose la narrazione probabile, conviene che non ricerchiamo più in là»
[Platone, Timeo 29c1-2 … 29d1-3).

Nicola Carboni

 
 

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