La creazione del MONDO QUOTIDIANO. Un approccio di dialogo fra PSICOLOGIA e FILOSOFIA. La funzione di generalizzazione della categorizzazione e le strategie di controllo delle ipotesi - di Nicola Carboni

La creazione del MONDO QUOTIDIANO. Un approccio di dialogo fra PSICOLOGIA e FILOSOFIA. La funzione di generalizzazione della categorizzazione e le strategie di controllo delle ipotesi

Abbiamo visto come il processo di categorizzazione abbia una duplice funzione: riconoscimento (semplificare le informazioni di ingresso, riconoscendo pattern complessi  come esempi di concetti noti) e  generalizzazione (arricchire quegli esemplari generalizzando alcune proprietà del concetto a cui appartengono)…
 

La funzione di generalizzazione della categorizzazione e le strategie di controllo delle ipotesi

Abbiamo visto come il processo di categorizzazione abbia una duplice funzione: riconoscimento (semplificare le informazioni di ingresso, riconoscendo pattern complessi  come esempi di concetti noti) e  generalizzazione (arricchire quegli esemplari generalizzando alcune proprietà del concetto a cui appartengono).

Inoltre, abbiamo iniziato a ragionare su come la generalizzazione sia parte integrante di quel processo di naturalizzazione del mondo, o di creazione del mondo quotidiano che rappresenta il leitmotiv di questa serie di contributi.

Non sempre le informazioni a nostra disposizione su uno stimolo esterno specificano il valore di tutti gli attributi che sono rilevanti per il concetto di riferimento, la cue validity dei vari attributi, infatti, presenta una maggiore o minore diagnosticità.

Poter classificare e generalizzare a partire da pochi stimoli altamente diagnostici è una funzione basilare per il sistema cognitivo: ci basta percepire pochi dettagli e, se questi sono sufficienti a classificare lo stimolo, si rende prontamente disponibile alla mente un vasto patrimonio di conoscenze serbate nel concetto che abbiamo attivato. Dopo aver sentito un ruggito, non è necessario trovarsi faccia a faccia con un leone per classificarlo come tale. Nell’istante stesso in cui sentiamo un ruggito, assumendo il ruggito come altamente diagnostico per identificare il concetto [leone], automaticamente recuperiamo tutta una serie di conoscenze [animale a quattro zampe], [felino], [criniera], [zanne e artigli pericolosi] etc.

Alcuni studi [Klyman, Ha 1987; Oaksford, Chater 1994] hanno dimostrato che in situazioni in cui le  ipotesi che esploriamo sono specifiche e circoscritte (assunti di rarità), attenersi a uno stile di controllo positivo, ovvero cercare e esplorare pochi casi positivi circoscritti dalle ipotesi o dalle regole da scoprire, ottimizza il contenuto delle informazioni reperibile durante l’esplorazione [Optimal Data Selection] rispetto all’attenersi a una strategia di controllo negativo che implicherebbe l’analisi di tutte le possibilità inseribili in cui tabella di contingenza di questo tipo:

Conseguenza presente Conseguenza assente
Segnale presente (+) a b
Segnale assente   (- ) c d

Un procedimento logico-inferenziale prevede l’uso di un algoritmo nel quale ognuna delle quattro probabilità (a, b, c, d) hanno lo stesso valore. Tuttavia, Kao e Wasserman (1993) sono giunti alla conclusione che, anche se i quattro tipi di contingenze a, b, c, d hanno uguale importanza dal punto di vista logico, non hanno pari rilievo psicologico. Nel valutare esplicitamente la covariazione fra uno stimolo S e una conseguenza C, l’ordine di importanza o il loro “peso” (indicato con ω) è   ω(a) >  ω(b) >  ω(c) >  ω(d), ovvero il sistema cognitivo si avvale, come abbiamo già visto, di euristiche.

In ipotesi circoscritte lo stile di controllo positivo o Optimal Data Selection, che si limita all’esplorazione della probabilità (a) è molto efficace, veloce e economico.

In generale il controllo delle ipotesi può essere scomposto in una fase strategica di esplorazione o di ricerca di informazioni (guidata da previsioni) e in una successiva fase di valutazione delle e informazioni raccolte. Un’ipotesi H comporta una serie di previsioni D: H → D1, D2,  D3…Dn   ciascuna con un grado di probabilità p(Di|H) che per poter discriminare H da ¬H (non H) deve essere ≠ 0.

La strategia di esplorazione si concentra su quali domande preferiamo porre per sviluppare, confermare, negare o correggere le nostre congetture. Ogni test dicotomico Di è descritto da due parametri.

  1. la probabilità complessiva di ottenere una risposta positiva [Di è vero] e il complementare [Di è falso]
  2. la forza diagnostica delle due risposte Di e ¬ Di

Questi due parametri permettono di calcolare la diagnosticità attesa.

Tuttavia dobbiamo tenere a mente che il sistema cognitivo umano, lungi dall’essere un calcolare logico perfetto, deve far fronte a tutta una serie di bias che ne determina l’azione. L’epistemologia contemporanea parla a tal proposito di razionalità ristretta o limitata.

Il Confirmation bias [Slowiaczek, Klymanm Sherman, Skov, 1992] è un bias in base al quale si prediligono le informazioni che confermano le proprie convinzioni o ipotesi preesistenti, scartando o ignorando le prove contrarie alle idee di partenza. Questo tipo di bias comporta la distorsione dell’informazione su più livelli: la raccolta, l’interpretazione e il recupero della informazione in memoria. Due effetti del confirmation bias sono la sovrastima delle conferme (le informazioni a supporto di un’ipotesi che stiamo controllando sono sovrastimate rispetto a quelle a confutazione, pur di forza analoga) e gli eventi a una sola faccia o one side events (eventi che notiamo solo o soprattutto quando confermano una ipotesi e che ignoriamo quando la falsificano).

Si tratta di un bias molto “potente” che ha ripercussioni non solo nella vita quotidiana ma anche nell’attività scientifica. Da un punto di vista epistemologico significa che non esiste uno “sguardo neutro sul mondo” o una separazione netta fra soggetto e oggetto, ma che l’impianto cognitivo costituito da credenze, idee, convinzioni determina e pre-determina il nostro sguardo sul mondo che, in tal modo, risulta già “carico di teoria”. Questo avvalora la famosa frase del Talmud “Noi non vediamo le cose per come sono, vediamo le cose per come siamo“.

Come affermò Francesco Bacone nel Novum Organum (1620), un testo che insieme al Discorso sul Metodo e alle Meditazioni Metafisiche di Cartesio, è fondamentale per comprendere la rivoluzione scientifica del XVI – XVII secolo e con esso il mondo (occidentale) moderno «La comprensione umana, una volta che ha fatto propria un’opinione…porta ogni altra cosa a supportarla e a accordarsi con essa. E, nonostante vi possano essere casi contrari in maggior numero e con maggiore forza, questi sono, tuttavia, negletti e disprezzati, oppure con un qualche pretesto, sono accantonati e rigettati».

Tuttavia, come abbiamo visto, questi stessi automatismi cognitivi, sono alla base della costituzione del mondo del già-dato, il mondo del quotidiano che proprio perché non indagato, non scandagliato dalla ragione critica, può diventare il mondo familiare nel quale l’essere umano si sente a casa come suo luogo esistenziale e che nella lingua greca abbiamo imparato a chiamarlo Τοπος. Per l’essere umano, porre il dubbio su tale  Τοπος, significa, in ultima analisi, porre in dubbio sé stesso, andare oltre i suoi stessi meccanismi e automatismi cognitivi, biologici ed evoluzionistici. Significa diventare  Α-Τοπος a sé stessi, poiché, come insegna la filosofia greca  (Parmenide Platone in particolare) essere e pensiero coincidono.

Il prossimo passaggio sarà analizzare quali sono le conseguenze di questi ragionamenti nell’ambito del quotidiano e la funzione di generalizzazione del processo di categorizzazione sarà il ponte che ci farà passare dalla psicologia cognitiva alla psicologia sociale che diventerà il nucleo dei prossimi articoli.

Nicola Carboni

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