Memoria e potere. Riflessioni sul mondo di Jonas

Memoria e potere. Riflessioni sul mondo di Jonas

 

Memoria e potere. Riflessioni sul mondo di Jonas

Invoco la Memoria sposa di Zeus, sovrana
che ha generato le sacre, sante Muse dalla voce sonora
esente dal cattivo oblio che turba la ragione
sostiene ogni intelligenza che vive con le anime degli uomini
accresce la potente forte ragione dei mortali
dolcissima, ama la veglia e tutto fa ricordare
ciò di cui ciascuno sempre depone il pensiero nel petto
per nulla devia, risvegliando la mente di tutti.
Ma, dea beata, risveglia gli iniziati al ricordo
della celebrazione sacra, e allontana da essi l’oblio.

Inno Orfico a Memoria

Il mondo di Jonas, tratto dal romanzo di Loris Lowry The Giver – Il donatore, diretto da Philip Noyce, appartiene al genere di film distopici. In un futuro imprecisato una società, sorta dalle ceneri di una guerra mondiale, conduce sua vita in maniera apparentemente perfetta. Per far trionfare l’ordine, gli esseri umani hanno dovuto eliminare le emozioni (positive e negative) e la memoria degli eventi passati. Al compimento del diciottesimo anno, ai ragazzi viene assegnato dal Consiglio degli Anziani, che ha il compito di proteggere e perpetuare la pace, la mansione che è più congruente alle loro inclinazioni naturali. A Jonas, il protagonista del film, viene affidato il compito di diventare l’Accoglitore delle Memorie, il custode della memoria collettiva, degli eventi passati e che sono banditi al resto della società. La riscoperta del passato implica la riscoperta di tutto un universo umano nel suo aspetto duale, di bellezza, di gioia, di colore ma anche di tristezza, violenza e ferocia in contrasto con l’ordine imposto dato da un appiattimento che sottostà a un pensiero unico nel quale l’essere umano, inteso come individuo, viene annichilito. L’ordine ha come prezzo la cloroformizzazione delle coscienze.

Dal punto di vista meramente psicologico, la memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni apprese e di recuperarle quando servono in maniera pertinente. Si tratta di un processo di elaborazione delle informazioni in entrata che implica tre fasi distinte: la codifica (che può essere superficiale o profonda attraverso un doppio sistema di tipo verbale e immaginativo [Paivio]), la fase di ritenzione (per mezzo della quale conserviamo i dati in un magazzino mnestico), e la fase di recupero). Uno dei modelli teorici più conosciuti è quello di  Atkinson/Shriffin che suddivide la memoria in tre stadi: registro sensoriale, memoria a breve termine (MBT), memoria a lungo termine (MLT).

Nel film la memoria è vista come  strumento di potere; già Orwell in 1984 scriveva “Chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato”. Nella nostra società, definita post-moderna, che è caratterizzata dall’iper-velocità e dalla iper produzione di informazioni, interrogarci sulla memoria come forma di controllo, diventa fondamentale.

Per il mondo classico greco la memoria, Μνημοσυνη [Mnemosune], era qualcosa di molto più estesa rispetto alla semplice funzione psicologica individuale. Figlia di Crono e Rea (quindi forza primordiale) e madre delle Muse, secondo la Teogonia di Esiodo, aveva un valore di tipo ontologico. Il termine greco per “Verità” è αλήθεια [aletheia] ha un doppio significato: è il non-velato, il non-nascosto, ciò che è evidente che si mostra come esso è ed è un proprio dell’ουσια [ousia]; ma è anche il non-dimenticato in opposizione al λήθη [Lethe], l’Oblio. Il Lete è il fiume dell’Oblio dell’Ade della mitologia greca e della religione orfica nel quale le anime, bevendone le acque dimenticavano la loro origine immortale. È inoltre citato da Dante nel Purgatorio collocato sulla cima del monte del Paradiso Terrestre, dove le anime devono lavarsi, per dimenticare le colpe terrene, prima di ascendere nel Paradiso.

Nel termine greco vi è una concordanza fra i due significati sopra descritti in quanto la memoria prende qualcosa dal passato, lo strappa alla dimenticanza, lo ri-presentifica affinché possa essere visto così come esso è. Questo valore ontologico della memoria, che è stato perso nel corso dello sviluppo culturale e sociale del mondo occidentale.

Nella società del consumo, anche i ricordi della memoria sociale diventano prodotti di consumo, fagocitati dalla liquidità, per usare una terminologia di Zygmunt Baumann, della nostra epoca.

Questo è estremamente pericoloso poiché senza una forte memoria storica e sociale, anche il passato diventa liquido, manipolabile e sfruttabile ai fini di un controllo egemonico.

In fondo chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato

Nicola Carboni

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