La neurofisiologia incarnata della relazione intersoggettiva: i Neuroni a Specchio, Articolo di Paolo Chellini

La neurofisiologia incarnata della relazione intersoggettiva: i Neuroni a Specchio. Di Paolo Chellini

 

La scoperta dell’equipe Rizzolatti

Durante gli anni Novanta un’equipe di ricercatori dell’università di Parma guidata da Giacomo Rizzolatti si imbatté quasi casualmente in una scoperta che a tutt’oggi viene considerata una rivoluzione copernicana nel campo delle neuroscienze. Gli scienziati scoprirono due classi di neuroni visuo-motori mai osservati in precedenza, con delle proprietà di attivazione che furono definite canoniche e specchio. Tale scoperta ha radicalmente cambiato il modo di osservare la mente mettendo in discussione la vecchia concezione logico astratta dei processi mentali e cognitivi che prevedeva la separazione tra i processi percettivi di base e i processi di decodifica di ordine superiore.

A tale proposito Giacomo Rizzolatti afferma:

“È in questi atti, in quanto atti e non meri movimenti, che prende corpo la nostra esperienza dell’ambiente che ci circonda e che le cose assumono per noi immediatamente significato. Lo stesso rigido confine tra processi percettivi, cognitivi e motori finisce per rivelarsi in gran parte artificioso: non solo la percezione appare immersa nella dinamica dell’azione, risultando più articolata e composita di come in passato è stata pensata, ma il cervello che agisce è anche e soprattutto un cervello che comprende.”

Neuroni Canonici e Neuroni Specchio

I primi ad essere scoperti nell’area F5 della corteccia premotoria ventrale delle scimmie furono una classe di neuroni visuo-motori che si attivavano in relazione alle possibilità delle azioni motorie permesse dal contesto e furono denominati Neuroni Canonici. In altre parole, sono neuroni che si attivano sia durante l’esecuzione di specifici atti motori riferiti a un oggetto tridimensionale, sia durante la semplice osservazione dell’oggetto stesso, intervenendo in maniera decisiva attraverso specifici pattern di attivazione di schemi neurali “incarnati” nel processo di trasformazione dell’informazione visiva relativa a un oggetto negli atti motori necessari per interagire con esso. Al secondo gruppo di neuroni, anch’essi individuati nell’area F5 della corteccia premotoria ventrale della scimmia, è stato dato il nome di “Neuroni Specchio” per la loro proprietà caratteristica di attivarsi sia quando il soggetto esegue una determinata azione in prima persona, sia quando osserva la medesima azione mentre è compiuta da altri. In altri termini, l’osservazione di un’azione provoca nell’osservatore l’attivazione dello stesso circuito nervoso deputato all’esecuzione dell’azione osservata. Questa codifica dell’informazione sensoriale in termini motori induce nell’osservatore un meccanismo di “rispecchiamento” che è responsabile dell’immediato riconoscimento dei gesti altrui e del loro significato.

La scoperta dei Neuroni a Specchio ha avuto delle importanti implicazioni per le scienze psicologiche in quanto attraverso i processi di rispecchiamento si possono comprendere i funzionamenti di alcune modalità fenomeniche della mente come l’empatia o l’apprendimento emulativo ovvero, i fenomeni di imitazione (definibile come imitazione incarnata, cioè fenomeni che hanno una valenza di significato emotivo anche per l’osservatore). Nel corso degli anni altri gruppi di neuroni a specchio sono stati evidenziati in varie parti della corteccia umana come per esempio nella corteccia uditiva.

È interessante a questo punto ipotizzare la funzionalità evolutiva di questi circuiti specchio. Una delle ipotesi più accreditate si basa sull’idea della funzionalità previsionale della mente in quanto i circuiti emulativi doterebbero l’organismo di una capacità intuitiva sull’intenzione dell’azione dell’altro. Altrettanto importanti sembrano essere le implicazioni per il fenomeno dell’apprendimento emulativo in quanto alla base del rispecchiamento sarebbero presenti dei fenomeni neurali automatici condivisi tra coospecifici che permetterebbero un veloce adattamento funzionale comunicativo in relazione al mantenimento della coesione del gruppo e del significato delle realtà condivise.

Un’altra importante ipotesi sulla funzione dei meccanismi specchio della mente riguarda la nascita del linguaggio nella specie umana, a tale proposito Rizzolatti e Sinigaglia scrivono:

“Sappiamo che l’area di Broca […] possiede proprietà motorie non riconducibili esclusivamente a funzioni verbali e presenta un’organizzazione simile a quella dell’area omologa nella scimmia (area F5), attivandosi durante l’esecuzione di movimenti orofacciali, brachiomanuali e orolaringei. […] Ciò sembra suggerire che le origini del linguaggio andrebbero ricercate, prima ancora che nelle primitive forme di comunicazione vocale, nell’evoluzione di un sistema di comunicazione gestuale controllato dalle aree corticali laterali.”

Gli autori, attraverso questa ipotesi definiscono la nascita del linguaggio come un’astrazione evolutiva che ha preso inizio delle complesse funzionalità motorie segniche all’interno di una coordinazione consensuale di significati condivisi e rappresentati all’interno di un substrato neurologico condiviso in cui l’emersione della funzione specchio dei neuroni ha giocato un ruolo determinante.

Più avanti scrivono:

“Proprio l’architettura anatomo-funzionale dell’area F5 (e dell’area di Broca), contraddistinta dalla presenza di rappresentazioni motorie differenti (orofacciali, orolaringei e brachiomanuali), lascia infatti supporre che la comunicazione interindividuale non si sia evoluta da una sola modalità motoria, bensì dall’integrazione progressiva di modalità diverse (gesti facciali, brachiomanuali e, infine, vocali), accompagnata dalla comparsa dei relativi neuroni specchio.”

I Neuroni Specchio sono divenuti oggetto di interesse per il lavoro di molti psicologi. In particolare, Daniel Goleman ha coniato la frase “Natural WiFi” per illustrare le interrelazioni neurali nelle relazioni sociali e la loro importanza in quella che lui definisce l’”intelligenza sociale”.

Paolo Chellini

 

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