Pensieri diversi sul coronavirus

Pensieri diversi sul coronavirus

 

Pensieri diversi sul coronavirus

«Degli esseri umani il più sapiente di fronte agli dei apparirà una scimmia sia per sapienza sia per bellezza sia per tutto quanto il resto» 
Eraclito, Fr.83

Sul frontone del tempio di Delfi era impresso il monito γνωθι σεαυτόν (gnothi seauton), “conosci te stesso”. Era una esortazione per tutti coloro che si apprestavano ad oltrepassare il confine fra “spazio umano” e “spazio divino” per ottenere la profezia del dio Apollo, a prendere coscienza della finitudine e limitatezza umana. Era un invito all’umiltà, all’abbandono della ὕβρις (Hybris), l’atteggiamento di orgogliosa tracotanza.

Il γνωθι σεαυτόν si è fatto virus, smantellando una ad una le illusioni dell’uomo post-moderno immerso nelle leopardiane “magnifiche sorti e progressive”, con pretese di onniscienza, onnipotenza, onnipresenza, che hanno compresso gli spazi e accelerato il tempo. Un tempo che sfugge, che diventa lampo e saetta, peso e condanna nella schizofrenia del fare per poter essere. Nel tempo della mancanza di tempo per essere, per ascoltare e ascoltarsi, il tempo è stato imposto in forma di quarantena tra le mura della casa. La casa diventa però foresta se l’uomo è per se stesso forestiero, se ha delegato “al fuori” la sua ragion d’essere, in cerca di infiniti divertissement. “Distanti ma vicini” per decreto ministeriale, ribaltamento tragicomico del “vicini ma distanti”, solitudine globale di massa, impressa nella carta di identità dell’umanità. Ed ecco il nuovo “Ecce Homo” in coda per entrare in un supermercato in attesa di unire un primitivo bisogno di sopravvivenza con l’atto che lo assurge a consumatore, il deserto nelle strade, il respiro dell’altro come pericolo e una mascherina anti contagio sul volto, che rende esteriore e manifesta l’arte mimetica già educata all’indossare maschere.

È bastato un essere microscopico a smascherare il castello di carta, ad abbattere una ben misera grandezza; non è stato un dio, come nell’antica Grecia, a ricordare all’uomo quanto sia labile, ma un virus. È entrato nella Storia in maniera maleducata, senza chiedere il permesso, dividendo la nostra storia fra il “prima” delle possibilità che si davano per scontate e dovute e un “dopo” inconosciuto e inconoscibile. Ora è il tempo dell’incertezza che inchioda il Sé al Sé poiché il mondo, prima così esteso, si è ridotto fino a dove un permesso consente di andare.

Nicola Carboni

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