Percezione e Conoscenza parte 10 - Il rapporto fra Scetticismo e Cirenaici

Percezione e Conoscenza parte 10 – Il rapporto fra Scetticismo e Cirenaici

 

Percezione e Conoscenza (decima parte)

Vedi le altre parti dell’articolo di Nicola Carboni  “Percezione e Conoscenza”
Il rapporto fra Scetticismo e Cirenaici

Abbiamo concluso la parte precedente introducendo, attraverso le parole di Sesto Empirico, la differenza fra la scuola scettica e la scuola cirenaica riguardo il rapporto fra percezione e conoscenza. Benché vi sia una certa similarità «Alcuni sostengono che l’indirizzo cirenaico è il medesimo di quello scettico, poiché anche quello afferma che soltanto le affezioni sono conoscibili», tuttavia ne delinea una differenza fondamentale «Mentre noi sospendiamo il giudizio – l’epochè – nel pronunciarci intorno alle cose esteriori, i Cirenaici invece dichiarano che esse sono per natura incomprensibili».

Affermare la non comprensibilità degli oggetti esterni che produco le affezioni interne, significa introdurre una forma di dogmatismo negativo che molto si discosta dall’atteggiamento scettico che rifiuta ogni forma di asserzione forte, sia essa positiva o negativa.

I Cirenaici non solo propongono una ontologia negativa, ma avanzano una dottrina gnoseologica positiva (che rappresenta un’ulteriore differenza con lo Scetticismo). Anche se non possiamo sapere, ad esempio, se il miele che stiamo mangiando è davvero dolce, tuttavia possiamo conoscere in maniera infallibile il fatto che siamo affetti da una sensazione di dolcezza.  Le affezioni diventano quindi un criterio di verità.

«Dicono dunque i cirenaici che criteri di verità sono le affezioni, che esse sole sono comprensibili e esenti da errori: che noi abbiamo l’affezione di bianco, dicono, e quelle di dolce, è possibile dirlo senza fallo, veritieramente, sicuramente e inconfutabilmente; ma ciò che produce l’affezione sia bianco o dolce è impossibile affermarlo. Può darsi infatti che noi abbiamo l’affezione di bianco da ciò che non è bianco, o di dolce da ciò che non è dolce» [Sext. Emp. Adv. mathematicos, VII 191].

L’atteggiamento scettico non rifiuta le apparenze, la natura fenomenica, come una affezione appaia a che ne è affetto – ad esempio che il miele sembra dolce – tuttavia non fa di essere un criterio forte di verità. Siamo di fronte a una differenza sostanziale. Mentre lo scetticismo (sia nella forma pirroniana che in quella accademica), attraverso l’epochè, mette in dubbio qualsiasi forma di verità, i cirenaici fanno dell’affezione soggettiva un criterio assoluto, fondando di fatto, una ontologia strettamente connessa alla gnoseologia.

Nulla può mettere in dubbio il fatto che io, in questo momento, sia affetto da sensazioni visive, uditive, tattili o olfattive ovvero quello che rappresenta l’aspetto fenomenico di una determinata cosa. L’oggetto X si presenta a me provocandomi determinate sensazioni e queste, limite all’aspetto sensibile e soggettive, sono vere per me che le sto provando. Altro discorso è indagare se effettivamente le cose, nel loro aspetto noumenico, prendendo in prestito una definizione kantiana, sono così come appaiono. Che il foglio che in questo momento mi appare bianco sia effettivamente bianco è qualcosa che non si può affermare con certezza. Secondo i cirenaici l’oggetto in sé è indeterminato.

Tuttavia, sebbene negativa, affermare ciò, significa fare una asserzione forte circa la natura delle cose. In questa che possiamo definire la metafisica dell’indeterminazione vi è una assoluta distanza fra l’atteggiamento scettico e quello dei cirenaici.

Nel prossimo articolo vedremo quanto il concetto di indeterminazione sia estremamente interessante e i possibili collegamenti con la fisica quantistica.

Nicola Carboni

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