Percezione e Conoscenza parte 4 - di Nicola Carboni - Lo stoicismo e il problema della conoscenza - Parte 1 - Il confronto con lo Scetticismo: l'influenza dell'atomismo democriteo

Percezione e Conoscenza (quarta parte)

 

Percezione e Conoscenza (quarta parte)

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Lo stoicismo e il problema della conoscenza – Parte 1

Il confronto con lo Scetticismo: l’influenza dell’atomismo democriteo

Lo stoicismo è la più importante scuola filosofica dell’Età Ellenistica. Fondata intorno al 300a.c. da Zenone di Cizio, prendo il nome dallo Stoà Pecìle, il “portico dipinto” di Atene nel quale venivano svolte le lezioni.

Prima di addentrarci nella complessa teoria della conoscenza sensibile elaborata dagli scolarchi stoici (Zenone, Cleante di Asso, Aristone di Chio, Crisippo di Soli etc), è necessario compiere una ricostruzione storico-filosofica della principale scuola antagonista, lo Scetticismo sia nell’originale riflessione di Pirrone, sia nella successiva rielaborazione accademica da parte di Arcesilao e di Carneade. La domanda di fondo che ci accompagnerà è: quale è lo statuto ontologico e epistemico della realtà sensibile che viene percepita attraverso gli organi sensoriali e che il pensiero greco ha insegnato a identificare con “apparenza”?

In questo contesto è innegabile l’influenza del pensiero di Democrito che stabilisce un netto dualismo fra realtà, conoscibile intellettualmente (gli atomi e il vuoto) e apparenza, che corrisponde alla conoscenza degli enti sensibili, una conoscenza definita illegittima poichè non svela la vera struttura della realtà.

Tutto ciò che ricade nelle qualità fisiche, o qualità soggettive, è per “convenzione”, relativo all’uomo che ne ha sensazione. Il mondo per Democrito ha una duplice natura, quella fenomenica e quella reale. Noi conosciamo il suo aspetto fenomenico per mezzo della percezione sensibile che, tuttavia è inadeguata a dischiudere la reale natura degli atomi che, nell’ontologia democritea, sono privi di qualità.

Per convenzione attribuiamo agli enti delle qualità fisiche (bianco, nero, ruvido, dolce etc) ma tali qualità sono in relazione agli organi sensoriali che li percepiscono nella loro natura fenomenica. Questo significa separare nettamente la realtà -in- sè e apparenza percepita.

Attribuire ad un ente una qualsiasi qualità secondaria non ha alcuna valenza epistemologica; tuttavia è necessario per creare un mondo “comune” di esperienze condivise attraverso le quali gli uomini possano intendersi nel loro parlare.

Possiamo trovare questo dualismo anche nel pensiero di Parmenide. Nel poema Sulla Natura infatti possiamo leggere “Occorre allora che delle cose tutte abbia tu notizia, sì del cuore intrepido di Verità [l’Essere è non può non essere e il Non – essere non è e non può essere, la conoscenza razionale], sì dei pareri dei mortali, nei quali non c’è convinzione verace [il mondo del divenire oggetto di conoscenza sensibile].

Lo Scetticismo di Pirrore, slegando queste considerazioni dall’orizzonte ontologico-metafisico presenti nel pensiero di Democrito e di Parmenide, porta alle estreme conseguenze l’impossibilità di qualsiasi forma di conoscenza che presuma un certo grado di veridicità e certezza.

Nicola Carboni

 

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