La teoria dell’evoluzione di Lamarck pone anche l’accento sull’importanza dell’adattamento

Il primo evoluzionista della storia moderna, Jean-Baptiste Lamarck

 

Non è sempre la grandezza delle differenze osservate tra specie che devono determinare distinzioni specifiche,
ma la conservazione costante di quelle differenze
nella riproduzione.

Jean-Baptiste Lamarck

Nel 1829 muore il primo evoluzionista della storia moderna, Jean-Baptiste Lamarck

Jean-Baptiste-Pierre-Antoine de Monet cavaliere di Lamarck nasce in provincia di Somme (Parigi) da una famiglia della piccola aristocrazia del luogo. Il giovane Lamarck si forma presso i gesuiti e, alla morte del padre, si arruola nell’esercito francese. Tra il 1768 e il 1778 a Parigi studia medicina, botanica, chimica e fisica. Poco dopo pubblica il Flore Francaise, il metodo dicotomico per la classificazione delle piante, ancora tuttora utilizzato, e diviene assistente di botanica. Successivamente svolge il ruolo di curatore e di esperto in zoologia e paleontologia degli invertebrati presso il Museo di Storia Naturale di Parigi. Tale incarico gli consente di studiare un enorme numero di campioni biologici provenienti da tutto il mondo tant’è che nel 1809 espone la sua teoria dell’evoluzione nel trattato Philosophie Zoologique. Tale opera, che suscita critiche da parte dei contemporanei, e il primo volume della Système des animaux sans vertèbres del 1815 contengono precisazioni e illustrazioni della teoria enunciata nel 1802 sull’organizzazione dei corpi viventi. Secondo Lamarck le cause che spiegano come e perché le specie cambiano ed evolvono sono sia interne all’organismo (esso tende naturalmente alla perfezione), sia esterne (il corpo si adatta all’ambiente e si modella di conseguenza). Durante la vita di un organismo, pertanto, le varie parti del corpo si modificano a seconda di come vengono attivate e usate portando a un graduale perfezionamento degli organismi generando forme via via più complesse. La teoria dell’evoluzione di Lamarck pone anche l’accento sull’importanza dell’adattamento (concetto centrale per il pensiero evolutivo) che nel singolo individuo è il risultato dell’uso o del disuso di un determinato organo (“la funzione crea l’organo”), per cui ogni essere vivente sviluppa gli organi di cui ha bisogno per la vita in un certo ambiente. È chiaro come l’importanza di Lamarck nella storia della biologia risieda nell’importanza da lui attribuita all’ambiente come causa delle trasformazioni evolutive, che gli consente di superare la classificazione degli esseri viventi basata sulla nozione di specie, concezione statica (o fissista) di specie formulata da Linneo.

Naturalista, zoologo, botanico, enciclopedista francese noto per aver dato importanti contributi in geologia, meteorologia, botanica, zoologia, paleontologia e soprattutto alla prima teoria dell’evoluzione.

Il cosiddetto “lamarckismo”, laddove evidenzia la possibilità di ereditare caratteri acquisiti dalla generazione precedente, tramite meccanismi che non alterano le sequenze genomiche (“eredità lamarckiana”), sta vivendo una nuova stagione sotto l’insegna degli studi di epigenetica.

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