Il pensiero creativo è generato dal lavoro integrato dell’emisfero destro, emisfero dell’intuizione, dell’inconscio con il sinistro quello della razionalità, entusiasmo e libertà a contatto con il Bambino ”incontaminato” che è dentro di noi.

CREATIVITÀ? HO TROVATO! Riflessioni sul pensiero creativo

 

La creatività che noi vorremmo considerare come competenza/Brainstorming è la capacità di trovare soluzioni e di inventare nuove idee alternative nelle più diverse situazioni e contesti.

Sappiamo che la nostra mente è formata da due “menti” che corrispondono all’emisfero cerebrale destro (quello dell’irrazionalità, della fantasia, dell’inconscio, atemporale), il quale lavora insieme alla mente razionale (corrispondente all’emisfero sinistro che è logica, deduttiva, temporale). La creatività è prima di tutto un fenomeno cognitivo, cioè ha a che fare con la sfera della conoscenza e non ha nulla a che vedere con l’approssimazione e la stravaganza. Un fenomeno che implica un qualunque percorso mentale che ci faccia dire o pensare: “Oh, questa [idea/oggetto/strategia/parola/battuta di spirito/soluzione/visione/…] prima non c’era!”

Si possono individuare alcune caratteristiche comuni ad ogni comportamento creativo: come il combinare elementi tra loro distanti; il produrre un risultato concreto, osservabile e riproducibile; e quindi, produrre e scegliere alternative.

Creatività vuol dire anche lavoro integrato dell’emisfero destro, emisfero dell’intuizione, dell’inconscio con il sinistro quello della razionalità, entusiasmo e libertà a contatto con il Bambino ”incontaminato” che è dentro di noi. A questo proposito mi viene in mente l’immagine di Archimede quando, dopo aver scoperto il principio del galleggiamento dei solidi sui liquidi (principio che, ovviamente, porta il suo nome), nella Siracusa di allora (quella del 250 a.C. circa), esce fuori dalla sua casa percorrendo la città nudo, gioioso e pieno di euforia. Si tratta quindi di contattare questa parte vitale, innovativa che, nel momento in cui riusciamo ad integrarla, fa sì che proviamo quel piacere che è tipico degli stati di benessere. Abbiamo già detto, come ci insegna Edward De Bono (“Pensiero laterale”), che l’arte della creatività è rappresentata dalla capacità di creare delle connessioni tra elementi, contenuti, posti su piani diversi e con poco in comune. Questo fatto di accostare o trovare una connessione con elementi diversi richiede obbligatoriamente l’uso del pensiero divergente o pensiero laterale.

Facciamo alcune considerazioni sul Pensiero Laterale. Proprio perché si rivolge alla ricerca di idee nuove, il pensiero laterale sembrerebbe avere dei rapporti con il pensiero creativo in senso stretto. In realtà lo include, ma abbraccia un campo d’azione più vasto. Talora il P.L. giunge a risultati genuinamente creativi, talaltra si limita a rivelare aspetti insoliti di una data cosa o situazione, e in questi casi si resta al di qua di una vera e propria creazione. Il P.L. è un’attitudine per ristrutturare i problemi che si focalizza sulle differenze percepibili e/o osservabili e non sull’applicazione di criteri di “giusto” e “sbagliato”. Analizza le idee per vedere come possono generarne di nuove e considera anche gli elementi irrilevanti e introduce discontinuità facendo salti illogici e accetta l’introduzione di cambiamenti di istruzioni nella produzione di idee. Nel P.L. non si cerca la risposta “giusta”, ma una differente elaborazione dell’informazione che provocherà un modo diverso di considerare le situazioni. Sappiamo come ogni metodo che procuri differenti prospettive sia ben accetto. L’aspetto che ci interessa ancora di più è il “passare l’esperienza della dimensione e del vissuto della creatività”; per Osborn il pensiero creativo, che si può sostanziare nelle varie tecniche del brainstorming, ha due caratteristiche: la prima è l’esclusione del giudizio e della critica sulla produzione del pensiero stesso; la seconda è l’esclusione della “quantità” per la “qualità. E’ quindi necessario tenere in considerazione l’aspetto dell’originalità (la fine del processo) e l’aspetto della qualità. Ciò significa che la cosa più importante non è quella di ottenere il massimo dell’idea originale, nuova, creativa, ma conseguire il massimo numero di idee senza valutarle.

Mentre il Processo Verticale (o pensiero verticale) si mette in moto solamente se esiste una direzione in cui muoversi, il P.L. si mette in moto allo scopo di generare una direzione. Non solo ma, anziché prendere un modello e poi svilupparlo come avviene nel P.V., il P.L. cerca di ristrutturare il modello mettendo insieme gli elementi in modo diverso.

Ad esempio, umorismo e creatività hanno strutture simili perché entra in gioco quella che Koestler chiama “bisociazione“, “cioè la percezione simultanea e improvvisa di una situazione o di un’idea su due distinti sistemi di riferimento, governati da una logica o una regola differente”. Lo shock bisociativo ha l’effetto di rendere esplicito ciò che prima era implicito o dato per scontato e può essere seguito da una elaborazione cognitiva che conduce alla nascita di una nuova idea o nel caso dell’apprezzamento dello humour, la sorpresa e la ricostruzione della coerenza tra le parti discrepanti (che impegna il soggetto in un probem solving) generano il divertimento e la risata, liberando la tensione emotiva accumulata (dice Kierkegaard: “ironia designa […] il piacere soggettivo nel momento in cui il soggetto si libera attraverso l’ironia dallo stato di costrizione in cui lo tiene il continuo dei rapporti di vita”).

Koestler suggerisce che tutte le attività creative – lo humour, la scoperta scientifica e l’arte – abbiano in comune questo processo di base, uno scarto del pensiero: il “pensare a parte”. D’altra parte, già Bergson e Pirandello avevano parlato dell’umorismo come sentimento del contrario. La tesi di Koestler è stata poi ripresa e arricchita da De Bono e da Vinod Goel (importanza delle rappresentazioni mentali ambigue), che le ha confermate con dei test e ne ha concluso che nel P.L. è impegnato il sistema neurale prefrontale bilaterale. Alcuni studiosi della creatività, come ad esempio Jacques Hadamard, sostengono comunque che esiste uno stretto intreccio tra emozione e cognizione, anche nel caso della creatività scientifica. Nessuna verità può nascere dal genio di Archimede o di Newton senza un’emozione poetica o un brivido dell’intelligenza, sostiene appunto Hadamard, che indica come anche le attività cognitive più strutturate, anche quelle degli scienziati ritenuti logici per eccellenza, in realtà implichino una componente emotiva.

In altre parole, creare, giocare, innovare, dare corpo a una propria idea non rimanda dunque soltanto ad una visione prettamente operazionale del cervello e dell’intelligenza, ma ad un’ottica più generale in cui la mente prende forma da un complesso gioco tra visioni del mondo, desideri ed emozioni.

Stefano Migliorati

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