"Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche." Jean-Paul Sartre

OGGI ricordiamo uno degli SCRITTORI Francesi più Influenti del XX secolo, nonché PADRE della corrente della Filosofia Esistenzialista, Jean Paul Sartre

 
Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche. Jean-Paul Sartre

OGGI ricordiamo uno degli SCRITTORI Francesi più Influenti del XX secolo, nonché PADRE della corrente della Filosofia Esistenzialista, Jean Paul Sartre

Jean-Paul-Charles-Aymard Sartre nasce a Parigi, in Francia, il 21 giugno 1905. Suo padre, un ufficiale di marina, muore durante un periodo di servizio in Indocina prima che Sartre compia due anni. Sua madre appartiene alla famiglia alsaziana Schweitzer ed è una cugina di primo grado del famoso medico Albert Schweitzer (1875-1925). La giovane vedova torna a casa dei suoi genitori, dove lei e suo figlio vengono trattati come “i bambini”. Nel primo volume della sua autobiografia, “Les mots” (1964), Sartre descrive la sua infanzia “innaturale”, se stesso come un ragazzo viziato e insolitamente intelligente. In mancanza di compagni della sua età, il bambino trova “amici” esclusivamente nei libri iniziando a leggere molto giovane. Così leggere e scrivere diventano le sue passioni gemelle. Il giovane Sartre riceve gran parte della sua prima educazione da un tutor. Entra nell’École Normale Supérieure dell’Università di Parigi nel 1924 laureandovisi nel 1929. È lì che incontra il romanziere Simone de Beauvoir (1908-1986), con la quale forma uno stretto rapporto che durerà per sempre. Dopo aver completato il servizio militare richiesto, Sartre trova un posto come insegnante in un liceo (scuola secondaria pubblica) a Le Havre, in Francia. Lì scrive il suo primo romanzo, “La Nausée” (1938), che alcuni critici hanno poi definito il romanzo francese più influente del secolo.

Dal 1933 al 1935 Sartre è uno studente di ricerca presso l’Institut Français a Berlino e Friburgo, in Germania. Scopre le opere di Edmund Husserl (1859-1938) e Martin Heidegger (1889-1976) e inizia a filosofare sulla fenomenologia, ovvero lo studio della consapevolezza umana. Una serie di lavori sui modelli di coscienza sgorga dalla penna di Sartre: due sull’immaginazione, uno sull’autocoscienza e uno sulle emozioni. Produce un volume di racconti di prim’ordine, “Le Mur” (1939). Sartre torna a Parigi per insegnare in un liceo e per continuare a scrivere, ma questo è interrotto dalla Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Richiamato dall’esercito, presta servizio per breve tempo sul fronte orientale dove è fatto prigioniero. Dopo nove mesi, viene rilasciato e torna a insegnare a Parigi, dove diventa attivo nella Resistenza. Durante questo periodo scrive la sua prima opera importante in filosofia, “L’Être et le Néant: Essai d’ontologie phénoménologique” (1943). Dopo la guerra Sartre abbandona l’insegnamento, deciso a mantenersi scrivendo. È convinto che la sua scrittura e il suo pensiero debbano essere coinvolgenti o intellettualmente attivi. Pensa che gli intellettuali debbano prendere una posizione pubblica su ogni grande questione. Sartre diventa fondamentalmente un moralista, sia nelle sue opere filosofiche che letterarie.

Sartre si rivolge alla fine anche alla drammaturgia producendo una serie di successi teatrali che sono essenzialmente drammatizzazioni di idee, sebbene contengano trame vivaci e alcuni personaggi finemente disegnati. I primi due, “Les Mouches” e “Huis clos”, prodotti nella Parigi occupata, sono seguiti da “Les Mains sales” (1948), solitamente definito il suo miglior gioco; “Le Diable et le bon Dieu” (1957), uno sfogo offensivo e anticristiano; e “Les Séquestrés d’Altona” (1960), che combina una rappresentazione convincente del personaggio con un’accattivante critica sociale. Sartre scrive anche una serie di commedie: “La Putain respecteuse” (1946), “Kean” (1954) e “Nekrassov” (1956), che si rivela come il miglior talento comico di quei tempi”. Nello stesso periodo Sartre scrive anche un romanzo in tre volumi, “Les chemins de la liberté” (1945-1949); scritti formali sulla letteratura; lunghi studi su Charles Baudelaire (1821–1867) e Jean Genet (1910–1986); e un gran numero di recensioni e critiche. Ha anche curato “Les Temps modernes”, rivista politica, letteraria e filosofica francese.

Nel 1960 Sartre torna alla filosofia, pubblicando il primo volume della sua “Critique de la raison dialectique” in cui presenta essenzialmente una modifica alle sue idee esistenzialiste, o una filosofia che sottolinea l’importanza dell’esperienza individuale. Se la tendenza dei primi lavori di Sartre era verso un senso di inutilità della vita, per cui ne “L’être Et Le Néant” dichiara che l’uomo è “una passione inutile”, costretta a esercitare una libertà senza senso. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il suo nuovo interesse per le questioni sociali e politiche lascia il posto a visioni più ottimiste e attiviste. Sebbene non sia mai stato membro del Partito Comunista, Sartre di solito simpatizzava con le opinioni politiche dell’estrema sinistra (liberale) e, pur essendo considerato sempre controverso, era molto rispettato. Nel 1964 è insignito del Premio Nobel per la letteratura che però rifiuta di accettare. Nel corso degli anni ’70 Sartre stava soffrendo di un peggioramento della salute (problemi polmonari) a causa del quale muore nel 1980.

In cover:  Jean-Paul Sartre. L’immagine è stata adattata, l’originale si trova qui: commons.wikimedia.org

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