Oggi ci dedichiamo a Zygmunt Bauman il teorico della “società liquida”, uno dei più grandi pensatori del nostro tempo

Zygmunt Bauman: il teorico della “società liquida”, pensatore del nostro tempo

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Ci si sente liberi nella misura in cui l’immaginazione non supera i desideri reali e nessuno dei due oltrepassa la capacità di agire.

Zygmunt Bauman

Oggi ci dedichiamo a Zygmunt Bauman il teorico della “società liquida”, uno dei più grandi pensatori del nostro tempo

La vita

Zygmunt Bauman nasce a Poznan il 19 novembre del 1925. Membro di una famiglia di ebrei non praticanti, è costretto a emigrare con la sua famiglia in Russia quando i nazisti invadono la Polonia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Bauman si arruola nell’esercito polacco, controllato dai sovietici, svolgendo funzioni di istruttore politico. Partecipa alle battaglie di Kolberg e ad alcune operazioni militari a Berlino. Nel maggio del 1945 viene insignito della Military Cross for Courage. Dal 1945 al 1953 svolge funzioni analoghe combattendo i ribelli nazionalisti dell’Ucraina e collaborando con l’intelligence militare.

Durante i suoi anni di servizio inizia a studiare sociologia all’Università di Varsavia, una carriera che deve cambiare per la filosofia, perché gli studi di sociologia erano soppressi da “borghesi”. Nel 1953, dopo aver raggiunto il grado militare di maggiore, viene espulso dall’esercito con disonore, perché suo padre era apparso all’ambasciata israeliana per chiedere un visto per immigrati. Nel 1954 termina la sua carriera ed entra come professore all’Università di Varsavia, dove vi rimane fino al 1968.

Durante un soggiorno di studio presso la prestigiosa London School of Economics, prepara uno studio pertinente sul movimento socialista inglese pubblicato in Polonia nel 1959, e poi pubblicato in inglese nel 1972. Tra le sue opere successive si separa sociologia per la vita di tutti i giorni (1964), che era molto popolare in Polonia e in seguito avrebbe formato la struttura principale del pensiero sociologicamente (1990). Fedele nei suoi inizi alla dottrina marxista, col tempo modifica il suo pensiero, sempre più critico con il procedere del governo polacco. Per ragioni politiche gli viene negato l’accesso a una posizione di insegnamento regolare, e quando il suo mentore Julian Hochfeld è nominato dall’UNESCO a Parigi, Bauman assume la sua posizione senza riconoscimento ufficiale.

A causa delle forti pressioni politiche in aumento, Bauman si dimette nel gennaio 1968 al partito, e in marzo è costretto a rinunciare alla sua nazionalità ed emigrare. Insegna prima all’Università di Tel Aviv e poi all’Università di Leeds, con la carica di capo dipartimento. Da allora Bauman scrive e pubblica solo in inglese, la sua terza lingua, e la sua reputazione nel campo della sociologia cresce in modo esponenziale non appena resa nota la sua opera. Nel 1992 riceve il premio Amalfi di sociologia e scienze sociali e nel 1998 il premio Theodor W. Adorno assegnato dalla città di Francoforte. Muore all’età di 91 anni a Leeds (Inghilterra) il 9 gennaio 2017.

Le opere

Il lavoro di Bauman comprende cinquantasette libri e più di cento saggi. Dal suo primo lavoro per il movimento operaio inglese, i movimenti sociali e conflitti mantengono il loro interesse, anche se la sua gamma di interessi risulta molto più ampia. Molto influenzato da Gramsci, non nega mai completamente i postulati di Marx. Le sue opere della fine degli anni ’80 e primi anni ’90 analizzano i rapporti tra la modernità, la burocrazia, la razionalità prevalente e l’esclusione sociale. A seguito di un Sigmund Freud, vede la modernità europea come il prodotto di un compromesso tra il trasferimento di libertà e comfort, per godere di un livello di prestazioni e di sicurezza.

Il pensiero

Secondo Zygmunt Bauman, la modernità nella sua forma più consolidata richiede l’abolizione di domande e incertezze. Ha bisogno del controllo sulla natura, di una gerarchia burocratica e di più regole e regolamenti per far apparire gli aspetti caotici della vita umana come organizzati e familiari. Tuttavia, questi sforzi non finiscono per raggiungere l’effetto desiderato, e quando la vita sembra iniziare a circolare attraverso corsie predeterminate, ci sarà sempre un gruppo sociale che non rientra nei piani previsti e che non può essere controllato. Bauman “entra” nel personaggio del romanzo “The Alien” di Albert Camus per esemplificarlo.

Utilizzando il termine “liquido” in sociologia, Bauman descritto l’”estraneo” come quello che è presente, ma che non è familiare a noi, e quindi socialmente imprevedibile. In “Modernità e Ambivalenza”, Bauman descrive come la società sia ambivalente avendo elementi estranei all’interno di esso, perché da un lato accoglie e accetta un certo margine di stranezza, di differenza nei modi e modelli di comportamento, ma dentro si trova la paura ai personaggi marginali, non totalmente adattati, che vivono al di fuori delle norme comuni.

Nella sua opera più nota “Modernità e Olocausto”, sostiene che l’Olocausto non deve essere considerato come un evento isolato nella storia del popolo ebraico, ma deve essere visto come un precursore della modernità tenta di generare l’ordine prevalente. La razionalità come procedura, la divisione del lavoro in mansioni più minute e specializzate, la tendenza a considerare l’obbedienza alle regole come morali e intrinsecamente buone, hanno avuto la loro incidenza nell’olocausto in modo che potesse essere portata a termine. Così gli ebrei divennero “stranieri” per eccellenza, e Zygmunt Bauman, come il filosofo Giorgio Agamben, sostiene che i processi di esclusione e di squalifica secondo certe categorie (non classificabile, non controllabile), restano valide.

La paura diffusa e imprecisa, che in realtà non ha un certo riferimento, la chiama “paura liquida”. Tale paura è onnipresente nell’attuale “modernità liquida”, in cui le incertezze cruciali sono alla base delle motivazioni del consumismo. Le istituzioni e le organizzazioni sociali non hanno il tempo di solidificarsi, non possono essere fonti di riferimento per le azioni umane e per la pianificazione a lungo termine. Gli individui sono quindi portati a realizzare progetti immediati, a breve termine, dando vita a episodi in cui i concetti di carriera o progresso possono essere applicati correttamente, sempre pronti a cambiare strategie e dimenticare impegni e lealtà nel perseguimento di opportunità fugaci.

In cover: Zygmunt Bauman. Foto originale qui

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