Italo Svevo e le menzogne

 

Per essere creduto non bisogna dire
che le menzogne necessarie.

Italo Svevo

Nel giorno della sua nascita (19 dicembre del 1861) ricordiamo Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, con questa frase particolarmente interessante per noi. Svevo è stato uno scrittore e drammaturgo italiano, autore di romanzi, racconti brevi e opere teatrali.

Nel periodo di elaborazione di La coscienza di Zeno e dell’ultima produzione narrativa e teatrale, la letteratura è da lui concepita come recupero e salvaguardia della vita. L’esistenza vissuta viene sottratta al flusso oggettivo del tempo. Soltanto se l’esistenza sarà narrata o «letteraturizzata» sarà possibile evitare la perdita dei momenti importanti della vita e rivivere nella parola letteraria l’esperienza vitale del passato, i desideri e le pulsioni che nella realtà sono spesso repressi e soffocati. Su questa tesi di fondo si aprono Le confessioni del vegliardo. La vita può essere difesa solo dall’«inetto», dall’ammalato o dal nevrotico, da chi nella società è un “diverso”, e dunque dallo scrittore.

Dalla letteratura realista e naturalista Svevo deriva la critica al “bovarismo” agli atteggiamenti da sognatore romantico dei protagonisti dei primi due romanzi, e una struttura narrativa, in Una vita e in Senilità, ancora tributaria all’impianto narrativo tradizionale. Da Dostoevskij e da Sterne desume la spinta all’analisi profonda dell’Io e a un rinnovamento radicale delle strutture narrative. Caratteristica della poetica di Svevo un contrasto tra ciò che è razionale e ciò che è ideale.

Fonte: Wikipedia

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